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Twitter caccia Trump: incita alla violenza

La piattaforma ha chiuso il suo profilo privato e poi ha sospeso quello presidenziale

Donald Trump è stato bandito definitivamente da Twitter, che ha prima chiuso il suo profilo privato e poi ha sospeso quello presidenziale. Il magnate, che aveva nel social di Jack Dorsey il suo canale digitale preferito per rivolgersi ai suoi, grida alla lesione della libertà d’espressione e valuta la creazione di una piattaforma tutta sua. Wall Street non sembra aver preso bene la notizia, con il titolo della compagnia giù del 2% nelle negoziazioni afterhour.

Già altre piattaforme - Facebook, Instagram, SnapChat e Twitch - avevano sospeso nei giorni scorsi il profilo di Trump a tempo indeterminato. Nessuno di questi blocchi è però significativo come quello attuato da Twitter, la rete sociale favorita di Trump, un account da cui ha inviato più di 55mila messaggi in 11 anni e che contava 89 milioni di follower. Il megafono che il presidente ha usato freneticamente durante i suoi quattro anni al potere, con annunci che spesso hanno sorpreso i suoi stessi uomini, ora è vuoto, senza nemmeno le foto del profilo del presidente, e con il messaggio «account sospeso».

Trump usava la piattaforma per la sua propaganda: l’ha usata per attaccare avversari, lanciare crociate, sostenere campagne, bollare 'fake news', il tutto accompagnato da punti di interpunzioni, lettere in maiuscolo, a volte neologismi. L’azienda di San Francisco ha spiegato la sua decisione evocando i rischi di «nuove istigazioni alla violenza», due giorni dopo i disordini dei sostenitori di Trump che hanno invaso il Campidoglio per diverse ore. «Le nostre regole di interesse pubblico esistono per consentire alle persone di ascoltare direttamente ciò che i funzionari eletti e i leader politici hanno da dire», ha aggiunto la società, «tuttavia, abbiamo chiarito per anni che questi account non sono completamente al di sopra delle nostre regole e che non possono utilizzare Twitter per incitare alla violenza, tra le altre cose».

Ma dopo i fatti del Congresso, una lettera interna di 350 dipendenti e dirigenti del social network aveva chiesto il passo al ceo, Jack Dorsey. Ma sono stati i due ultimi tweet del presidente a innescare la decisione di rimuovere definitivamente l’account di Trump. Nel primo il magnate prometteva che «i 75 milioni grandi patrioti americani» che lo hanno votato «avranno una VOCE DA GIGANTE in futuro"; nel secondo, annunciava che non sarebbe andato «all’inaugurazione del 20 gennaio», l’insediamento del presidente eletto Joe Biden.

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