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Oms: la pandemia si poteva evitare. Lancet: "Si potevano salvare 3,4 mln di vite"

Un vero e proprio «cocktail tossico» di negazione, scelte sbagliate e mancanza di coordinamento ha fatto precipitare il mondo in una pandemia che "avrebbe potuto essere evitata". Lo sostiene in un rapporto pubblicato un gruppo di esperti indipendenti istituito dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.
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A healthcare worker stands outside Llavallol Dr. Norberto Raúl Piacentini Hospital in Lomas de Zamora, Argentina, Saturday, May 1, 2021, amid the new coronavirus pandemic. Many doctors try to stay out of the political disputes, instead urging people to stick to measures aimed at preventing the spread of COVID-19. (AP Photo/Natacha Pisarenko)

Un vero e proprio «cocktail tossico» di negazione, scelte sbagliate e mancanza di coordinamento ha fatto precipitare il mondo in una pandemia che "avrebbe potuto essere evitata". Lo sostiene in un rapporto pubblicato un gruppo di esperti indipendenti istituito dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

«Ci sono stati ritardi evidenti in Cina ma ci sono stati ritardi ovunque": è la conclusione dell’ex primo ministro neozelandese Helen Clark, co-presidente del gruppo di esperti indipendenti istituito dall’Oms per esaminare le misure adottate dall’agenzia e dagli stati contro il Covid. Circa le responsabilità dell’Oms «è passato troppo tempo», osservano gli esperti, tra la notifica di un focolaio di polmonite sconosciuta a metà dicembre 2019 e la dichiarazione il 30 gennaio dell’emergenza sanitaria. Ma anche agendo una settimana prima, le cose difficilmente sarebbero cambiate di fronte «all’inazione di così tanti Paesi».

L'agenzia Onu "ci ha messo troppo" per dichiarare la pandemia

Istituito dal Direttore Generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus in conformità con una risoluzione adottata nel maggio 2020 dagli Stati membri dell’organizzazione, il panel indipendente, composto da 13 esperti, ha passato gli ultimi otto mesi ad esaminare la diffusione della pandemia e le misure adottate dall’agenzia sanitaria e dagli Stati per affrontarla. Febbraio 2020, hanno insistito gli esperti, è stato un «mese perduto» durante il quale molti Paesi avrebbero potuto prendere misure per fermare la diffusione del virus. In definitiva, "ritardi, esitazioni e smentite» hanno fatto fiorire l’epidemia, poi la pandemia, conclude il rapporto. Il gruppo di esperti raccomanda che i governi e la comunità internazionale adottino senza indugio una serie di riforme tese a trasformare il sistema globale di preparazione, allerta e risposta alle pandemie.

Rapporto Lancet: "Si potevano salvare 3,4 mln vite"

La pandemia è stata un «disastro evitabile» e dichiarare l’emergenza prima del 30 gennaio 2020 «avrebbe potuto salvare 3,4 milioni di vite».
Lo sostiene un rapporto indipendente pubblicato sull'autorevole rivista «The Lancet» con il titolo «COVID-19: Make it the Last Pandemic». Il rapporto è nato da una richiesta, datata maggio 2020, dell’Assemblea Mondiale della Sanità al direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della sanità, per l’avvio di una revisione indipendente, imparziale e completa sulla risposta sanitaria internazionale alla pandemia da Covid.

I ricercatori, dopo otto mesi di lavoro, sono arrivati alla conclusione che l’epidemia globale è stata determinata «da una miriade di fallimenti, lacune e ritardi nella preparazione e nella risposta» alla crisi sanitaria.

Le due responsabili del rapporto, Ellen Johnson Sirleaf, membro del Centro presidenziale per le donne e lo sviluppo a Monrovia, in Liberia, e Helen Clark, responsabile della «Helen Clark Foundation» di Auckland, ed ex primo ministro della Nuova Zelanda, hanno spiegato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) avrebbe dovuto dichiarare l’emergenza globale prima della fine di gennaio 2020 e raccomandare da subito maggiori blocchi per i viaggiatori per limitare «una rapida trasmissione della malattia». L’intero lavoro sarà presentato durante la 74esima Assemblea Mondiale della Sanità, che si terrà dal 24 maggio al 1 giugno 2021.

Gli esperti che hanno contribuito a stendere il rapporto hanno trascorso gli ultimi 8 mesi ad esaminare i piani preparatori antecedenti al manifestarsi del Covid, le circostanze in cui è avvenuta l’identificazione del virus e delle conseguenze che scatena, e le risposte a livello globale, regionale e nazionale, soffermandosi soprattutto sui primi mesi successivi allo scoppio della pandemia. Il gruppo ha anche analizzato l’ampio impatto del coronavirus sui sistemi sanitari nazionali, e le crisi sociali ed economiche ad essa collegate.

L’intero mese di febbraio del 2020 è stato «perso»

Il rapporto spiega ad esempio che l’intero mese di febbraio del 2020 è stato «perso» perchè i vari governi «non sono riusciti a imporre misure più severe per arrestare la diffusione del Covid». Lo studio chiede all’Oms di pensare a riforme coraggiose e alle amministrazioni di procedere con l’aggiornamento dei piani nazionali contro le pandemie, unico modo per evitare un altro «cocktail tossico» in futuro.
I ricercatori segnalano, inoltre, come i medici cinesi abbiano segnalato casi di polmonite insolita già nel dicembre 2019 informando le autorità della questione. Il comitato di emergenza dell’Oms, secondo gli autori, «avrebbe dovuto dichiarare l’avvio dell’emergenza sanitaria internazionale nella sua prima riunione del 22 gennaio invece di aspettare fino al 30 gennaio».

Il sistema di allerta internazionale non opera con sufficiente velocità

Il virus ha messo in luce una preparazione disarticolata e insufficiente, lasciando i sistemi sanitari sopraffatti quando si sono effettivamente confrontati con un virus in rapida e esponenziale diffusione. Allo stesso tempo ha lodato alcune misure come l’apertura e la condivisione internazionale dei dati scientifici realtivi al coronavirus.
Per il documento è chiaro che il sistema di allerta internazionale su casi simili non opera con sufficiente velocità di fronte a un agente patogeno respiratorio che invece si muove rapidamente. Il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) del 2005 è ritenuto uno strumento limitante che non facilita una risposta rapida.

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