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NEW YORK

Usa, l'Fbi svela i primi dossier sull'11 Settembre: c'è l'ombra della mano saudita

di
"Funzionario consolato Riad ospitò due dei dirottatori"
11 settembre 2001, Sicilia, Mondo
L'attacco alle Torri Gemelle di New York

L’Fbi svela i primi documenti sull'11 settembre. Seguendo le indicazioni impartite da Joe Biden, il Federal Bureau of Investigation pubblica un resoconto di 16 pagine, in gran parte redatto, che lascia ipotizzare l'ombra della mano saudita sugli attacchi e che è accolto con soddisfazione dalle famiglie delle vittime, convinte da anni che l'Arabia Saudita abbia giocato un ruolo di primo piano. Il dossier pubblicato si basa sull'interrogatorio del 2015 condotto dagli agenti dell’Fbi su un uomo - identificato solo come PII - che aveva lavorato nel consolato saudita di Los Angeles e che aveva ospitato in casa due alcuni dirottatori dell’11 settembre. Si trattava di Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar,, ambedue a bordo del volo 77 che si è schiantato sul Pentagono. PII aveva contatti con due sauditi, il «gregario" Omar al-Bayoumi e Fahad al-Thumairy, ritenuti due degli uomini che hanno offerto «significativo supporto logistico» ad alcuni dei dirottatori. Thumairy era un diplomatico del consolato di Riad a Los Angeles e, secondo gli investigatori, era alla guida di una fazione estremista nella moschea che frequentava. I documenti pubblicati fanno anche riferimento a una telefonata del 1999 dall’apparecchio di Thumairy alla casa in Arabia Saudita della famiglia dei due fratelli che, successivamente, sono stati detenuti a Guantanamo. I documenti, così come le precedenti indagini, non arrivano a conclusioni e non stabiliscono un nesso diretto fra l’Arabia Saudita e l’11 settembre.

Per le famiglie delle vittime degli attacchi, in pressing su Biden da tempo per la pubblicazione dei documenti, però le 16 pagine pubblicate sono abbastanza da confermare quanto credono da tempo, ovvero che Riad ha giocato un ruolo di primo piano considerato fra l’altro che 15 dei 19 dirottatori erano sauditi e che Osama bin Laden era parte di un’importante famiglia saudita. L’Arabia Saudita ha sempre negato ogni responsabilità e si è sempre detta a favore della pubblicazione di tutti i dossier in modo da spazzare via una volta per tutte le teorie infondate che si susseguono da 20 anni. Teorie e ipotesi che non sono state smorzate neanche dalle conclusioni della commissione sull'11 settembre del 2004, secondo la quale «non ci sono prove che il governo saudita o suoi funzionari abbiano finanziato» gli attacchi.

L’Fbi «conferma la nostra tesi sulla responsabilità saudita e mostra come al Qaeda operava negli Stati Uniti con l’attivo e consapevole sostegno del governo saudita», afferma Jim Kreindler, uno dei legali delle famiglie delle vittime, sottolineando come i documenti includano il riferimento a conversazioni telefoniche fra funzionati sauditi e membri di al Qaeda e «incontri casuali» con i dirottatori a quali fornivano assistenza anche nel cercare scuole di volo. La pubblicazione dei documenti arriva in un momento delicato delle relazioni fra Stati Uniti e Arabia Saudita. L'amministrazione Biden lo scorso febbraio ha reso pubbliche le valutazioni della intelligence sul ruolo del principe alla corona Mohammed bin Salman nell’uccisione del giornalista Jamal Kashoggi. Le nuove rivelazioni rischiano così di innervosire ancora di più i rapporti, aprendo l’ennesimo fronte per Biden.

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