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CORONAVIRUS

Covid, nell'Ue 4.200 morti al giorno. Oms: rischio di 700mila vittime entro la primavera

In Germania le terapie intensiva allo stremo, come in Olanda

La situazione è "molto grave": l’Oms, senza mezzi termini, ha certificato che l’impatto della quarta ondata della pandemia sull'Europa è sempre più fuori controllo, con oltre 4.200 morti al giorno e il rischio di 700 mila vittime entro la primavera. L’elemento di maggiore preoccupazione, in prospettiva, è la crescente pressione dei nuovi malati sulle terapie intensive. In Germania i posti letto in rianimazione in alcune regioni sono già esauriti, in Olanda le cose non vanno meglio. Il coronavirus ormai è diventato la principale causa di morte in Europa, ed i decessi sono raddoppiati rispetto alla fine di settembre, ha registrato l’Oms, che a questo punto stima in oltre 2,2 milioni il totale delle vittime entro la fine dell’inverno. Uno scenario quanto mai realistico, se si considera che «ci sarà una pressione elevata o estrema sui posti letto negli ospedali in 25 Paesi e una pressione elevata o estrema sulle unità di terapia intensiva in 49 dei 53 Paesi» nei prossimi mesi.

Sul fronte ricoveri è la Germania a misurare l’entità dell’emergenza: il Paese viaggia al ritmo di decine di migliaia di contagi al giorno e, nonostante un sistema sanitario d’eccellenza, in alcune regioni «bisogna trasferire i pazienti perché le terapie intensive sono piene», ha avvertito il ministro della Salute Jens Spahn. A Berlino, in Sassonia e in Baviera i posti liberi sono appena l’8-9%. Tra l’altro gli ospedali tedeschi hanno iniziato ad accogliere anche pazienti affetti da Covid dalla vicina Olanda, a sua volta in crisi per le rianimazioni.

Il peggioramento del quadro sanitario in Germania è determinato anche da una campagna vaccinale che non decolla: il 68% della popolazione coperta è ben al di sotto rispetto ai Paesi più virtuosi, come Portogallo e Italia. E il tema vaccini è in cima alle preoccupazioni dell’Oms, che ha rilevato come in alcuni Paesi europei la copertura sia addirittura inferiore al 10%, mentre in generale tutta l’Europa orientale e balcanica è in forte ritardo.

E’ il caso ad esempio della Slovenia, dove è vaccinata solo la metà della popolazione ed il tasso di positività ha superato il 46%. Da qui il rinnovato appello dell’organismo Onu ad un approccio «vaccino più», cioè ad assumere i vaccini standard e a procedere con la terza dose, per invertire la tendenza dei decessi e dei ricoveri ed arrivare ad una situazione di «convivenza con il virus». Sulla recrudescenza del Covid in Europa, oltre ai ritardi nelle vaccinazioni, pesa anche il combinato disposto di un progressivo ritorno alla vita negli spazi chiusi, a causa del freddo, e di una generale rilassatezza nelle misure di contenimento: un dato significativo, in questo senso, è che meno della metà degli europei esce di casa con la mascherina. I governi, su questo fronte, stanno cercando di correre ai ripari ed in alcuni casi le restrizioni, anche drastiche, sono state ripristinate.

A fare da apripista è stata l’Austria, che ha reintrodotto il lockdown generale (riducendo anche i tempi per il booster a 4 mesi), ma anche in altre capitali l’ipotesi di un nuovo confinamento totale non è più tabù. In Slovacchia si pensa ad imporlo per almeno tre settimane, per contenere uno dei peggiori aumenti di contagi al livello mondiale rispetto alla popolazione. L’altra strada che alcuni governi hanno deciso di percorrere è isolare i no vax. Ultima, in ordine di tempo, è stata la Grecia, che prendendo esempio proprio dall’Austria ha vietato l'ingresso in ristoranti, cinema e musei ai non immunizzati.

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