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Variante Omicron, Coetzee: "Non allarmatevi, i sintomi sono lievi". Ecco quali sono

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Angelique Coetzee

Il 18 novembre la Presidente dell’Associazione dei medici del Sudafrica, Angelique Coetzee, ha scoperto e isolato la variante Omicron. Intervistata da "La Repubblica", esorta: «Non dovete farvi prendere dal panico». Questo perché i sintomi dati dalla nuova versione del coronavirus «sono molto lievi», spiega. «Non abbiamo mai riscontrato effetti gravi», sottolinea. Ecco perché la dottoressa ritiene «esagerata» la reazione di molti Paesi di mettere in "isolamento" l’Africa australe. «Avrei capito la chiusura e la paura se avessimo assistito all’esplosione di effetti gravi. Ma non li abbiamo visti. Nessuno di loro è stato mai ricoverato», dichiara Coetzee. La scoperta è avvenuta a metà novembre dopo che la dottoressa ha visitato una famiglia positiva con «sintomi mai visti prima», ovvero «stanchezza, mal di testa, prurito in gola, leggero raffreddore». Il 22 novembre è arrivata la conferma dagli esami: era una nuova variante. «Entro le prossime due settimane - prosegue Coetzee - probabilmente avremo delle risposte» sulla presenza dell’ampio numero di mutazioni riscontrato in Omicron.

Quali sono i sintomi della variante Omicron?

«Stanchezza, mal di testa, prurito in gola, leggero raffreddore. Non coincidevano con quelli della Delta che avevamo visto fino a dieci settimane prima. Abbiamo deciso di testarli perchè erano simili a quelli di un’infezione virale. Finora nessun paziente affetto da Omicron è stato ricoverato. Non abbiamo mai riscontrato effetti gravi. La cosa interessante è che i pazienti con forti dolori alla gola sono poi risultati tutti negativi. Una bimba di sei anni. Aveva la febbre e la tachicardia. Mi sono domandata se fosse il caso di ricoverarla. Due giorni dopo, quando l’ho rivisitata, non ce n'è stato più bisogno perchè stava benissimo». Ma alla domanda su cosa implica la presenza dell’ampio numero di mutazioni riscontrata in Omicron che l’Organizzazione mondiale della sanità definisce «preoccupanti"?, Coetzee replica: «E' proprio quello che i nostri scienziati stanno cercando di capire. Ora non lo sappiamo. Nessuno lo sa. Entro le prossime due settimane probabilmente avremo delle risposte» anche se, precisa, «Il vaccino lo ha ricevuto meno della metà di quelli esaminati. Ma i sintomi sono molto lievi e sono uguali per entrambi, vaccinati e non».

Oms: Omicron definita preoccupante per tenere alta la guardia

«L'abbiamo definita preoccupante perché tutte le equipe del mondo intero recuperino il massimo di informazioni su questa variante": lo ha detto questa mattina ai microfoni di France Info Sylvie Briand, direttrice del dipartimento della gestione dei rischi epidemici all’OMS, spiegando il senso del comunicato dell’Organizzazione mondiale della Sanità che poche ore fa ha classificato come "preoccupante» la variante Omicron. «E' importante avere più informazioni su questa variante» ha aggiunto la Briand.

«L'abbiamo classificata come preoccupante - ha spiegato la Briand - perché è importante avere più informazioni su questa variante. Non ne sappiamo granché. Sappiamo soltanto che ha molte mutazioni e questo ci fa temere che ne scaturisca una minore efficacia dei vaccini, è per questo che bisogna vedere il suo impatto sulle popolazioni che vengono infettate e poi fare degli studi per sapere se gli strumenti che abbiamo, come i vaccini, mantengono l’efficacia». Per la studiosa, da parte dell’OMS si è trattato piuttosto "di un’allerta perché ci sia più attenzione su questa variante e perché tutte le equipe del mondo intero recuperino più informazioni possibili sulla variante».

Sylvie Briand ha aggiunto che «non necessariamente» maggior contagiosità equivale a una pericolosità superiore: «La maggior parte delle persone fragili sono vaccinate in Europa - ha spiegato - sulle curve epidemiologiche vediamo benissimo che anche se ci sono molti casi, la curva dei decessi e dei ricoveri resta molto più bassa di quanto avevamo visto nell’ondata del 2020. Che una variante sia più trasmissibile non significa che sarà più virulenta». Quanto agli strumenti per combattere queste nuove varianti, la direttrice del settore rischi epidemici ha spiegato che «le nuove tecnologie per mettere a punto i nuovi vaccini a RNA messenger consentono una preparazione più rapida. A partire dal momento in cui abbiamo la sequenza genetica che bisogna utilizzare per il vaccino, possiamo abbreviare i tempi di produzione. E’ molto incoraggiante, significa che siamo molto più reattivi che per altri vaccini come quello dell’influenza, per il quale servono circa 6 mesi per produrre i vaccini in serie. Una volta che conosciamo la parte di antigene che vogliamo mettere nel vaccino, possiamo produrne in grande quantità».

 

 

 

 

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