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L'Austria approva il vaccino obbligatorio, primo Paese nell'Ue. Parigi allenta la stretta

L'Austria approva l'obbligo vaccinazione, primo paese in Ue.

La Francia tira un freno nell’immediato per contrastare un’ondata di Omicron ancora impetuosa e adotta il super green pass per locali e treni. Ma allo stesso tempo avvia un percorso di uscita dalla fase d’emergenza che inizierà il 2 febbraio, tra le altre cose con la rinuncia all’obbligo di mascherina all’aperto e al telelavoro. Una decisione, annunciata dal governo, che tiene conto della tenuta del sistema sanitario.

In Austria invece gli sforzi restano concentrati nella battaglia ai no vax: il parlamento, primo in Ue, ha approvato l’obbligo di immunizzazione per gli adulti da febbraio.

La Francia ha registrato ancora una volta oltre 400mila nuovi contagi. Una cifra impressionante, che tuttavia non offusca alcuni «segnali incoraggianti», ha rilevato il premier Jean Castex. Spiegando che «la variante Delta è diventata molto minoritaria, Omicron ha cominciato a calare e l’occupazione di letti in terapia intensiva diminuisce da una settimana». In quest’ottica il governo ha ritenuto opportuno programmare un primo rallentamento delle restrizioni.

Così il 2 febbraio verrà eliminato l’obbligo di mascherine all’esterno, l’obbligo di smart working e cadranno i limiti di pubblico negli stadi, al cinema e a teatro. Il 16 riapriranno le discoteche. A fine mese, al rientro dalle vacanze invernali, sarà messo un termine al protocollo sanitario anti Covid nelle scuole. Prima però è necessario accelerare con le vaccinazioni, provando a convincere i tanti scettici. E da lunedì entrerà in vigore il super green pass, sul modello italiano, per accedere a bar, caffè, cinema e treni a lunga percorrenza.

Molto più avanti verso un ritorno alla normalità è la Gran Bretagna, dove è scattata la prima fase della revoca delle restrizioni, dallo smart working all’obbligo delle mascherine nelle scuole. La seconda tappa scatterà il 27 gennaio, quando verrà eliminato l’obbligo legale delle mascherine nei luoghi pubblici e il mini green pass previsto per i soli accessi a discoteche o eventi collettivi di massa. La logica è di "continuare con le nostre vite con misure sensate, appropriate e proporzionate», ha riassunto il ministro della Sanità Sajid Javid, immaginando una lunga convivenza con il Covid che necessiti magari un richiamo vaccinale all’anno. Misure proporzionate per evitare la paralisi economica e sociale, nella misura in cui l’aumento dei contagi non impatta in modo drammatico sui ricoveri.

Su questo si va progressivamente orientando tutta Europa. E di questo parleranno domani i ministri della Salute dei 27 convocati in via straordinaria dalla presidenza francese dell’Ue per coordinare le strategie nazionali. Anche la Svezia ha ridotto i tempi di quarantena ed ha chiesto a chi lavora da casa di evitare i test per lasciare spazio alle persone che devono spostarsi fisicamente. L’attenzione, comunque, resta alta, perché il picco di Omicron non è stato ancora raggiunto, ed anzi il rosso scuro si allarga nella mappa dell’Ecdc: tutta l’Europa occidentale e meridionale è nella categoria di massimo rischio, con Scandinavia, Baltici e gran parte dell’area centro-orientale. Una situazione di instabilità che ha convinto l’Austria a proseguire sulla strada dell’obbligo vaccinale per gli adulti. Appena approvato in parlamento, scatterà dal 4 febbraio. Nel frattempo il lockdown è stato prorogato di dieci giorni.

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