Lunedì, 04 Luglio 2022
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IL CASO

L'attacco dell'arcivescovo: "Pelosi difende l'aborto, non può avere la comunione"

Non ha rinunciato a Satana e per questo non potrà più ricevere la comunione. L’arcivescovo di San Francisco, l’ultra conservatore Salvatore Cordileone, dichiara guerra alla speaker della Camera americana Nancy Pelosi e in una lettera al vetriolo le annuncia che non le concederà più il sacramento dell’Eucarestia per via del suo sostegno all’aborto, «male assoluto». «O rinnega pubblicamente le sue convinzioni oppure non si può definire cattolica e non può più ricevere la comunione», è stato l'ultimatum dell’alto prelato contenuto nella lettera indirizzata alla democratica eletta in California, fervente cattolica. E ancora su Twitter: «Ho provato diverse volte a far capire a Pelosi che sta difendendo il male assoluto, lo scandalo che sta causando e il pericolo che corre la sua anima. Alla fine ho deciso che non sarà più ammessa alla Sacra Comunione», ha attaccato l’arcivescovo Cordileone.

Nel mirino degli alti prelati Usa più conservatori era finito in passato anche il cattolico Joe Biden per il suo sostegno dell’aborto. Nel 2019, non ancora presidente, un prete in South Carolina gli negò la comunione. Quando è arrivato alla Casa Bianca la Conferenza episcopale ha dibattuto a lungo se decidere di bandirlo dall’Eucarestia ma alla fine ha rinunciato. Forse sulla decisione dei vescovi americani, riuniti a Baltimora nel novembre del 2021, influì il fatto che una settimana prima Biden aveva ricevuto il via libera alla comunione da Papa Francesco in persona, durante il loro colloquio in Vaticano. Bergoglio, raccontò il presidente che si trovava a Roma per il G20, si era detto felice che fosse un buon cattolico e che poteva continuare a ricevere il sacramento.

E pensare che una parte dei democratici e degli attivisti pro-choice negli Stati Uniti ha attaccato il presidente in queste settimane rimproverandogli di essere troppo timido della difesa dell’aborto, parola, gli rinfacciano, che non pronuncia quasi mai. Chi invece non può essere accusata di essersi risparmiata nella difesa all’interruzione di gravidanza è Nancy Pelosi, che ha cinque figli. La terza carica dello Stato Usa è sempre stata attiva sul fronte pro-choice da molto prima che uscisse la notizia che la Corte Suprema potrebbe ribaltare la storica sentenza 'Roe v. Wadè che garantisce di fatto il diritto delle donne americane all’interruzione di gravidanza. Per questo era finita nel mirino dei vescovi americani anche in passato, ma mai in modo così violento. Contattato dall’ANSA, lo staff della Speaker non ha voluto commentare per il momento la lettera di Cordileone. Il tema sarà al centro del dibattitto nelle prossime settimane perché, anche se sostenuto dalla maggioranza della popolazione, il diritto all’aborto è una questione molto divisiva negli Stati Uniti. Alla fine dalla sua invettiva contro Pelosi, l’arcivescovo ha chiesto «ai fedeli della diocesi di San Francisco di pregare per tutti i politici, in particolare per i cattolici» che promuovono l’aborto, affinché cambino idea «su questo argomento della massima gravità».

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