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GUERRA UCRAINA

Tattiche e strategiche, ecco le armi nucleari russe. E perché l'Italia è "interessata"

Tattiche e strategiche, ecco le armi nucleari russe. E perché l'Italia è "interessata".

I missili intercontinentali che possono arrivare a colpire gli Stati Uniti e quelli ipersonici cinque volte più rapidi della velocità del suono. I sottomarini di ultima generazione che sfuggono ai radar nemici e i misteriosi razzi a propulsione nucleare. Ma soprattutto, il devastante arsenale atomico tattico e strategico. Oltre alla potenza militare già messa in campo in Ucraina, dall’artiglieria ai cacciabombardieri, le frecce all’arco sempre più teso di Vladimir Putin fanno temere una drammatica escalation del conflitto. In testa alla lista c'è naturalmente la minaccia nucleare. Dopo il caos seguito alla caduta dell’Unione Sovietica, nell’ultimo ventennio l’arsenale russo è stato ampiamente modernizzato. La Federation of American Scientists ha calcolato 5.977 testate a disposizione di Mosca, più di qualsiasi altro Paese al mondo e di tutte le riserve Nato messe insieme, anche se circa 1.500 sarebbero ormai vetuste e pronte per essere smantellate. Almeno 1.588 di queste bombe risultano pronte all’uso, montate su basi di lancio da terra, lanciamissili sottomarini e caccia.

La maggior parte delle armi sono «strategiche», ossia quelle progettate per la massima distruzione, che scatenerebbero una guerra nucleare in senso tradizionale. Le armi «tattiche», con un potenziale e una gittata inferiori, potrebbero invece essere usate nel conflitto per colpire obiettivi specifici sul campo, da bersagli fortificati ad ampi schieramenti di forze armate. Il ricorso all’arsenale nucleare segnerebbe il passaggio della madre di tutte le linee rosse, scatenando la reazione annunciata di Nato e Stati Uniti. E se finora sembrava per lo più uno spettro da agitare a fini propagandistici, le parole usate dal presidente russo nel suo discorso sulla mobilitazione parziale hanno fatto drizzare le antenne di molti osservatori. Il leader del Cremlino ha infatti evocato un loro possibile impiego in caso di minaccia alla «integrità» territoriale della Russia: una formula esplicitamente indicata nella sua dottrina sulla deterrenza, resa pubblica nel 2020. Secondo il documento, alle armi «tattiche» Mosca si riserva di ricorrere in battaglia non solo in caso di minaccia «esistenziale», ma anche se dovesse avvertire rischi limitati alle sue frontiere. Che tra una settimana, dopo i referendum che ha già deciso di riconoscere, ai suoi occhi potrebbero estendersi fino al Donbass e alle regioni meridionali ucraine di Kherson e Zaporizhzhia.

"Nucleare interessa Italia, ci sono bombe B-61 Usa"

L’eventuale annessione dei territori occupati alla Russia a seguito dei proclamati referendum, insieme alle parole di Putin sulla possibilità di utilizzare l'arma nucleare, «possono avere importanti ripercussioni sulla Nato e sul nostro Paese». Lo afferma Pietro Batacchi, direttore di RID, la Rivista italiana difesa, che spiega le potenziali ripercussioni. «Nel caso di annessione - dice - i territori occupati verrebbero considerati a tutti gli effetti parte della Federazione Russa, e godrebbero pertanto della protezione e della garanzia russa, anche nucleare. La Dottrina Militare russa prevede infatti l’impiego dell’arma nucleare nel caso in cui sia minacciata l’integrità del territorio russo. Tutto ciò - afferma Batacchi - ha importanti ripercussioni anche per la Nato e per la sua postura in materia di deterrenza nucleare, in particolare sulle procedure di impiego delle armi nucleari». «L'Italia risulta direttamente coinvolta nella questione in quanto, presso le basi aeree di Aviano e Ghedi, sono presenti le bombe nucleari B-61 statunitensi, nell’ambito del programma di nuclear sharing dell’Alleanza (che vede coinvolti, oltre al nostro Paese, anche Belgio, Germania, Paesi bassi e Turchia), volto a garantire un’efficace deterrenza nucleare sul suolo europeo. Dovrebbero essere circa una sessantina le bombe B-61 presenti presso le 2 basi, pronte per essere utilizzate dagli F-16 dell’Usaf o dai Tornado italiani». Le B-61, spiega sempre l’esperto, sono «bombe nucleari di fabbricazione americana per l’impiego tattico e strategico da caccia e bombardieri». In Europa sono schierate le varianti tattiche Mod.3 e Mod.4, con un potenziale regolabile fino ai 45-60 Kt. I cacciabombardieri Tornado dell’Aeronautica militare impiegabili anche nel ruolo nucleare presso la base di Ghedi "verranno progressivamente rimpiazzati - dice il direttore di Rid - a partire dal 2024 dai caccia F-35A. Questi ultimi, che potranno sfruttare la loro bassa rilevabilità radar ed infrarossa per penetrare le difese antiaeree dell’avversario, possono operare con la bomba B-61 Mod.12, l’ultimo e più sofisticato ordigno della famiglia B-61». La Mod.12 è "un’atomica tattica caratterizzata da potenziale bassissimo e basso (regolabile tra 0,3 Kt e 50 Kt) e da un sistema di guida che combina Gps ed un kit di alette in coda che ne aumentano notevolmente la precisione». Oltre a caccia e cacciabombardieri come l’F-35A e l’F-15 E Strike Eagle, la B61 Mod.12 «equipaggerà pure i bombardieri B-2 Spirit ed il futuro e segretissimo B-21 Raider. La produzione dei primi esemplari di serie è iniziata nell’autunno 2021».

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