Lunedì, 06 Febbraio 2023
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GUERRA

Ucraina, s'infiamma la battaglia a Soledar: "Strade coperte di cadaveri"

La battaglia di Soledar è entrata nella fase decisiva. I russi hanno intensificato gli attacchi e adesso controllano gran parte della cittadina mineraria del Donbass, anche se al prezzo di «migliaia» di perdite. Cumuli di macerie e strade «coperte di cadaveri» del nemico, è la cupa fotografia del fronte descritta da Volodymyr Zelensky, che ha sottolineato la resistenza del suo esercito. Gli scontri sono più furiosi che mai perché le milizie della brigata Wagner, che guidano l’assalto russo, sono intenzionate a chiudere al più presto la partita per concentrarsi sull'obiettivo principale, la vicina Bakhmut.

Mentre le forze di difesa di Kiev si apprestano ad iniziare l’addestramento all’uso dei Patriot negli Stati Uniti. A Soledar gli invasori hanno compiuto progressi nell’avanzata negli ultimi quattro giorni, ha rilevato l’intelligence britannica, mentre il comando orientale ucraino ha parlato di "86 attacchi con l’artiglieria» in 24 ore. Secondo i secessionisti di Donetsk la città sta per cadere, ma il capo della Wagner Yevgeny Prigozhin ha ammesso che il nemico «sta combattendo con coraggio». Si combatte per prendere il controllo dell’ingresso di una delle miniere di sale in disuso. I tunnel passano sotto la linea del fronte e sono parte di una rete lunga 200 km che corre su tutto il distretto. E che può essere utilizzata da entrambe le parti per infiltrarsi dietro le linee nemiche.

Lo stesso Prigozhin ha definito le miniere la "ciliegina sulla torta" dell’area, una «rete di città sotterranee» che può consentire la libera circolazione di soldati e tank. Ad appena dieci chilometri da Soledar prosegue la battaglia di Bakhmut, dove i russi non riescono a sfondare. Ed è improbabile che ciò a accada nel breve termine, perché Kiev ha rinforzato le sue difese. L’Armata non ha compiuto progressi significativi neanche sugli altri campi del Donetsk e nel sud dell’Ucraina. Forse anche perché sarebbe a corto di munizioni.

Funzionari americani citati dalla Cnn hanno rilevato che il fuoco di artiglieria è drasticamente diminuito rispetto al suo massimo, in alcune aree addirittura del 75%. A Washington questo dato viene letto in due modi: un cambio di tattica per ovviare ai successi della controffensiva ucraina, oppure un’effettiva necessità di razionare i colpi. A Kiev, invece, sulla fornitura di armi sono arrivati nuovi segnali incoraggianti da parte degli alleati. Nato e Ue hanno raggiunto un’intesa per inviare più aiuti, mentre Zelensky ha avuto un colloquio con il presidente del consiglio Ue Charles Michel, che gli ha garantito il «supporto militare necessario».

Inoltre, i soldati ucraini inizieranno a breve l’addestramento negli Stati Uniti per l’utilizzo dei sistemi Patriot, che nelle ultime settimane sono risultati decisivi per neutralizzare i raid del nemico. Significativa poi la visita a sorpresa della ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock a Kharkiv. E' stata la prima volta di una esponente di governo occidentale nella seconda città del Paese, in una zona di conflitto così vicina al confine russo. Baerbock, incontrando il collega Dmytro Kuleba, ha promesso nuove armi. Berlino ha già deciso di spedire blindati leggeri e Patriot, Kiev adesso si aspetta che arrivino anche i tank tedeschi. «Senza i Leopard altra gente morirà», ha avvertito il capo della diplomazia ucraina. Per Mosca la rinnovata mobilitazione dei partner di Kiev è come fumo negli occhi, e lo ha fatto intendere Nikolai Patrushev. La guerra in Ucraina è uno «scontro militare tra la Nato e la Russia», ha affermato il segretario del consiglio di sicurezza russo, tra gli uomini più fidati di Putin. E "l'operazione militare speciale», ha sottolineato, serve a "porre fine al sanguinoso esperimento dell’Occidente per distruggere il fraterno popolo ucraino». Messaggi di fuoco sono stati inviati anche da Sergei Shoigu. La Russia, ha assicurato il ministro della Difesa, continuerà a sviluppare armi nucleari ed a «mantenerle pronte al combattimento, poiché lo scudo nucleare è stato e rimane il principale garante della sovranità e dell’integrità territoriale del nostro Stato».

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