
Cina, Giappone e Corea del Sud hanno concordato di promuovere «un ambiente di commercio e investimento libero ed equo» nell’incontro tenuto a Seul dai rispettivi ministri del Commercio, nel mezzo alle crescenti tensioni economiche globali partite dai dazi americani del presidente Donald Trump. Un asse inedito, di fatto obbligato dal protezionismo Usa, è emerso dal vertice a tre, il primo in cinque anni dedicato ai temi economici, al quale hanno partecipato i ministri Wang Wentao, Yoji Muto, Ahn Duk Geun che si sono spesi per sollecitare «un campo di gioco globale equo per promuovere» un clima «non discriminatorio, trasparente, inclusivo e prevedibile», in base alla dichiarazione congiunta.
«Mentre la situazione globale diventa sempre più imprevedibile e notevolmente divisa, abbiamo ribadito che è molto importante mantenere e rafforzare l’ordine economico internazionale basato su regole», ha affermato Muto nel corso di una conferenza stampa. Ahn, da parte sua, ha detto che i tre Paesi devono replicare «in modo congiunto» alle sfide globali condivise a fronte «dell’attuale ambiente economico e commerciale caratterizzato da una crescente frammentazione».
La mossa dell’amministrazione Trump di imporre tariffe sulle importazioni non è stata sollevata esplicitamente nell’incontro trilaterale, ma discussa in incontri bilaterali separati dai partecipanti. I dazi del tycoon contro Cina e Canada hanno rapidamente causato ritorsioni, mentre Giappone e Corea del Sud – che hanno gli Usa come alleati strategici su sicurezza e difesa – si sono limitati a esprimere preoccupazione per gli impatti tariffari soprattutto nel settore dell’auto. Senza contare i dazi americani in arrivo a inizio aprile.
L’export delle quattro ruote di Seul è destinato agli Usa, mentre il Sol Levante, che vanta il leader mondiale dell’auto Toyota, rischia un salasso anche in molti altri comparti, dall’acciaio ai microchip. Dei 21.300 miliardi di yen (145 miliardi di dollari) di esportazioni nipponiche dirette del 2024 verso gli Stati Uniti, le automobili e gli altri veicoli hanno rappresentato circa un terzo.
Le tre economie asiatiche, che valgono circa il 25% del Pil globale e il 21% del commercio mondiale per valore, hanno addirittura sollecitato un’accelerata «dei negoziati per un accordo trilaterale di libero scambio completo».
Pechino, Tokyo e Seul sono partner commerciali primari di Washington e, malgrado siano stati in disaccordo tra di loro su vicende importanti come i contenziosi territoriali e di natura storica, hanno trovato nelle mosse ostili di Trump la spinta necessaria per ritrovarsi e discutere il dossier commerciale. Quanto saranno in grado di spingersi è tutto da verificare.
Dall’inizio dei colloqui nel 2012, non sono stati compiuti progressi sostanziali verso un accordo di libero scambio trilaterale (Fta). Il Rcep, entrato in vigore nel 2022 e di cui fanno parte i tre Paesi, è un accordo quadro commerciale tra 15 nazioni dell’Asia-Pacifico finalizzato ad abbassare le barriere commerciali.
L’auspicio di Giappone e Corea del Sud è anche di riuscire a mantenere, a prescindere dalle «circostanze politiche interne in entrambi i Paesi», gli scambi e la cooperazione di ottimo livello degli ultimi due anni. Il ministro nipponico Muto ha rimarcato che Tokyo e Seul affrontano molte sfide comuni come la dipendenza significativa dall’estero per l’energia e i minerali critici.
Intanto, la trattativa Usa-India sul commercio ha fatto scarsi progressi. Dopo i quattro giorni di incontri tra la delegazione di Washington in visita a New Delhi e i rappresentanti del governo indiano, le parti hanno trovato una generica «convergenza sostanziale» sui passi da intraprendere per l’accordo di libero commercio multisettoriale da firmare entro l’autunno. Nessuna chiarezza e nemmeno una citazione su tariffe e dazi annunciati dall’amministrazione Trump, che dovrebbero colpire i prodotti indiani dal 2 aprile.
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