
Le parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pronunciate nella plenaria del Parlamento europeo, sono un segnale chiaro rivolto a Washington. La relazione tra Unione Europea e Stati Uniti, ha sottolineato, rappresenta "la relazione commerciale più grande e prospera al mondo", e ogni escalation tariffaria rischia di danneggiare entrambi i blocchi.
Von der Leyen ha precisato che l’Europa non cerca lo scontro: «Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per vendicarci se necessario». Il riferimento è a possibili contromisure economiche nel caso gli Stati Uniti proseguano con l’adozione di nuovi dazi su prodotti europei.
Dazi Usa: “Un incubo per importatori e cittadini”
La presidente della Commissione ha messo in guardia contro gli effetti diretti dei dazi sull’economia americana: «I dazi sono tasse che saranno pagate dalla popolazione», ha affermato, spiegando che avranno impatto diretto su cibo, farmaci, componenti industriali e sulla catena del valore transatlantica.
Secondo von der Leyen, queste misure «alimenteranno solo l’inflazione», produrranno un «mostro burocratico» di nuove regole doganali e «costeranno posti di lavoro» alle industrie statunitensi. Invece di accentuare il protezionismo, ha invitato gli Stati Uniti a collaborare su sfide globali come sussidi ingiusti, furto di proprietà intellettuale e squilibri commerciali.
Reindustrializzazione e sovranità economica: obiettivi comuni
Von der Leyen ha riconosciuto le ragioni alla base della spinta americana verso una nuova reindustrializzazione, ma ha ribadito che i dazi non sono la soluzione: «Capisco che l’America voglia reindustrializzarsi, e così anche l’Europa. Quindi lavoriamoci. Ma i dazi in generale peggiorano le cose, non le migliorano».
Il messaggio è duplice: da un lato un’apertura alla cooperazione su un piano di autonomia strategica condivisa, dall’altro una ferma opposizione alle misure unilaterali che mettono a rischio gli equilibri economici globali.
Manfred Weber: “Trump minaccia il miglior modello economico del mondo”
A rincarare la dose è stato Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, che ha criticato con forza le recenti minacce commerciali provenienti dall’ex presidente Donald Trump. «L’Europa rappresenta il 22% del PIL globale, siamo una potenza economica. Se Trump si concentra sui beni europei, noi dovremmo concentrarci sui servizi americani», ha affermato.
Tra i bersagli principali ci sono i giganti digitali statunitensi, accusati di «pagare poco per le infrastrutture europee». Un tema caldo che tocca la questione della tassazione equa dei colossi tech, spesso accusati di elusione fiscale nei paesi membri dell’Ue.
Un appello contro il populismo commerciale
Nel suo intervento, Weber ha voluto anche sollevare un interrogativo politico: dove sono ora gli “amici” europei di Trump? Ha citato esplicitamente Viktor Orban e Alice Weidel per sottolineare il silenzio di chi, in passato, ha sostenuto posizioni affini a quelle dell’ex presidente americano.
L’appello all’unità europea si scontra con le spinte sovraniste e con l’avanzare di una logica di nazionalismi economici, che rischiano di indebolire l’Europa sul piano globale proprio in un momento in cui servirebbe una strategia comune.
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