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L’indifferenza, e la differenza.
La prima, sempre censurabile, un atto omissivo mai privo di conseguenze. Dalle più banali, cui assistiamo spesso nella quotidianità, alle più orrende, come fu durante la Shoah: Liliana Segre l’ha voluta come monito all’ingresso del Binario 21, dal quale vagoni carichi di esseri umani, deportati come lei, partivano per Auschwitz, mentre il “mondo sopra” se ne disinteressava. La seconda, dal duplice volto: ora negativo, se in accezione discriminatoria. Ora positivo, quale alternativa auspicabile. Ed è così che l’ha intesa la studentessa Chiara Furlan, intervenendo, la settimana scorsa, alla solenne cerimonia inaugurale di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla comunità accademica guidata dalla rettrice Giovanna Spatari, cui si è rivolta inneggiando alla possibilità di sognare, di pensare criticamente e di scegliere liberamente.
Un evento storico: la seconda visita del capo dello Stato, dopo quella del 2022, in occasione del Premio Bonino Pulejo e degli anniversari di Gazzetta del Sud e della Fondazione, e la prima inaugurazione di un anno accademico dell’Ateneo peloritano, il 477. dalla fondazione. Un momento indelebile, per l’insieme di valori, espliciti e sottintesi: in chiave globale, per la posizione espressa da Mattarella, che ha inneggiato alla pace e alla coesione sovranazionale, ma anche per la rappresentazione plastica di una comunità territoriale, come quella messinese - e dello Stretto, e del Sud - che, come comunica l’immagine emozionante che pubblichiamo, vede al suo fianco colui che, come ha evidenziato nella laudatio il presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri, è “voce della Costituzione”.
Nutrita la presenza di studentesse e studenti, in rappresentanza dei quasi 24.000 iscritti tra Sicilia e Calabria, e non solo: ne abbiamo sentito alcuni, componenti del laboratorio giornalistico Unime Gds Lab, per raccontare, come nella missione di Noi Magazine, la realtà con la voce dei giovani.
Giusy: tradurre il pensiero in azione
«Esistono momenti - dice Giusy Lanzafame, studentessa in Criminologia - in cui le istituzioni, attraverso la solennità dei propri eventi, riescono a superare il significato puramente celebrativo, aprendo spazi di riflessione sul senso del proprio operato. L’inaugurazione del 477° Anno Accademico dell’Università di Messina si colloca esattamente in questa prospettiva. Nel contesto accademico, il sapere non può essere ridotto a una somma di competenze, deve, invece, ritrovare la sua dimensione fondativa: un’attività umana che, generando significati, struttura l’azione sociale e promuove l’emancipazione individuale. Questa visione è emersa con chiarezza nel discorso introduttivo della rettrice Giovanna Spatari, che ha descritto l’ateneo come spazio di connessione tra tradizione e innovazione, tra memoria storica e progettualità futura. Di fronte a una società frammentata, solo un sapere che sappia coniugare radici e orizzonti può offrire risposte adeguate. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ampliato questo concetto, attribuendo all’università un ruolo cruciale non solo come motore culturale, ma come spazio di coesione sociale. Il sapere, secondo Mattarella, deve confrontarsi con le grandi questioni del nostro tempo – crisi climatica, transizione digitale, disuguaglianze – riaffermando la responsabilità etica delle istituzioni accademiche. Non può esserci neutralità nel sapere: esso deve orientare il cambiamento e guidarlo verso una società più giusta e sostenibile. In questo contesto, le parole della rappresentante degli studenti, Chiara Furlan, risuonano con straordinaria forza. Il suo invito a “fare la differenza nell’indifferenza” non è solo un’esortazione, ma un richiamo alla responsabilità di opporsi all’inerzia morale e all’apatia sociale. L’istituzione accademica non può rimanere spettatrice: deve tradurre il pensiero critico in azione, trasformando il sapere in un’energia capace di generare cambiamenti tangibili. Deve plasmare cittadini consapevoli e promuovere un futuro fondato su giustizia, etica e responsabilità condivisa».
Alda: l’Università e il territorio
«Ciò che emerge maggiormente - evidenzia Alda Sgroi, iscritta a Scienze della Comunicazione Tecniche giornalistiche e social media - è il forte amore che lega la comunità accademica al territorio, soprattutto durante un tempo così fragile durante il quale molti giovani decidono di abbandonare la propria terra cercando un futuro altrove. La rettrice Giovanna Spatari ha ribadito più volte durante il suo discorso il grande lavoro di crescita che la città sta affrontando, ma che in realtà ha già svolto in passato; infatti, proprio quest’anno, ricorre il 70° anniversario della conferenza di Messina, un evento storico che nasce proprio tra le mura dell’Ateneo e ha reso protagonista questa provincia. L’amore per questo territorio è emerso anche dal discorso della rappresentante delle studentesse e degli studenti Chiara Furlan, la quale ha voluto sovvertire i canoni del continuo conflitto tra settentrione e meridione attraverso il racconto della sua storia di vita, frutto di una lotta contro i consueti luoghi comuni. Anche il Presidente della Repubblica, durante l’esposizione delle sue riflessioni, ha sottolineato un aspetto importante, ma a volte banalizzato: la pace, concretizzata solo attraverso l’unione degli Stati che in un momento in cui il mondo è soffocato da tante guerre hanno il dovere di liberarlo. La mattinata è quindi divenuta momento di sensibilizzazione e tutti i discorsi si ricongiungono verso un unico grande obiettivo: quello di abbattere i pregiudizi sul nostro territorio, facendolo rifiorire con l’aiuto dei giovani».
Alessia: aiutare i giovani in difficoltà
«La cerimonia - rileva Alessia Coledi, studentessa in Servizio sociale e Politiche sociali - è stata per me spunto di fervente riflessione e intenso confronto con parecchi colleghi. In apertura ha toccato le corde del mio cuore l’esibizione del Coro dell’Ateneo, diretto dai Maestri Giulio e Umberto Arena, che ha eseguito il Gaudeamus Igitur, l’Inno di Mameli e l’Inno Europeo. Mi ha colpito positivamente che la Rettrice abbia parlato di Messina come di una città in cui culture e civiltà diverse hanno sempre saputo convivere, e che abbia parlato di un Ateneo che, per i suoi studenti e studentesse, promuove una formazione universitaria rispondente alle sfide del nostro tempo. In questo senso auspico che possano essere davvero aiutati soprattutto quei giovani che si trovano realmente in una condizione di bisogno, anche se non sempre riescono a farlo emergere. Il Presidente ha, poi, tenuto la sua lectio doctoralis e, come la Rettrice, ha parlato dell’importanza dell’UE e dell’unione degli Stati, per affrontare le problematiche del presente e costruire un futuro di pace e benessere, inoltre ha definito studenti e studentesse la ragione di essere dell’Università di Messina come di ogni altra. Mi hanno emozionato gli occhi lucidi della Rettrice, gli eloquenti applausi finali di tutti i presenti e la sensibilità del Presidente rispetto a ciascun essere umano».
Pietro: l’invito a impegnarsi
«Il discorso del Presidente Mattarella - osserva Pietro Etienne Notarbartolo, studente di Giurisprudenza - mi ha personalmente colpito per la lucidità con cui ha evidenziato le sfide del nostro tempo e l’importanza di affrontarle attraverso la collaborazione e l’unità. Fra i diversi moniti presenti nel discorso del Presidente, particolarmente incisivo è stato quello in cui ha sottolineato che nessun Paese, da solo, è in grado di fronteggiare le sfide globali. Un’affermazione che, da studente di giurisprudenza, mi invita a considerare il diritto non come un insieme statico di regole, ma come un dispositivo dinamico, capace di adattarsi alla complessità del mondo contemporaneo. In quanto cittadino attivo della nostra società non posso nascondere una certa preoccupazione per le difficoltà che l’Italia continua a incontrare, spesso legate a ritardi strutturali o a una visione troppo frammentata delle questioni che affronta. Tuttavia, le parole di Mattarella mi hanno trasmesso una rinnovata fiducia nella possibilità di un cambiamento reale, purché ciascuno di noi, con senso di responsabilità, contribuisca nel proprio ambito. Il richiamo del Presidente all’importanza di valori come la solidarietà e la cooperazione deve concretizzarsi in un impegno per tutti gli italiani a guardare oltre i confini del quotidiano, a prepararsi con impegno per affrontare le sfide di un contesto sempre più globale. Credo fermamente che ogni gesto e ogni sforzo compiuto oggi, per quanto piccolo, possa contribuire alla costruzione di un domani migliore».
Giulia: stringergli la mano, istante indimenticabile
«Per la prima volta un capo dello Stato ha inaugurato l’anno accademico Unime. E UniVersoMe c’era - afferma Giulia Cavallaro, coordinatrice di UniVersoMe, la testata giortnalistica studentesca dell'Ateneo - Qualche giorno prima, infatti, in una assolata mattina di gennaio, mi è arrivata una convocazione al Rettorato per parlare della cerimonia. Arrivata lì scoprii di non essere sola: c’erano con me altri quattro ragazzi che contribuiscono alla vita attiva dell’Ateneo. Non appena arrivati nella stanza della rettrice, la professoressa Giovanna Spatari, ci viene detto che noi cinque avremmo rappresentato studentesse e studenti UniMe e incontrato il presidente Mattarella. I miei compagni di viaggio erano Raouf Mastan, il coordinatore dello Student Ambassador Program, Chiara De Angelis, una delle responsabili di S.A.F.E. U, Emanuele Faraone, il presidente del Consiglio degli Studenti, e Laura Arruzzoli, la team leader di Stretto in Carena. L’emozione era visibile e non ci restava che aspettare il giorno tanto atteso».
«Arrivati a teatro, ci rendiamo conto che tutte le personalità importanti di Messina e non solo erano lì. E dopo averci spiegato dove avremmo potuto incontrare Mattarella, prima che entrasse in platea, siamo potuti stare a contatto con l’enorme macchina che sta dietro ogni spostamento del Presidente. Ci sono tantissime piccole cose a cui non si pensa nella vita di tutti i giorni, ma che in queste occasioni sono calcolate al millimetro. Tra queste cito il momento in cui l’artificiere del Quirinale è arrivato da noi per controllare – come da protocollo – la borsa con i gadget dell’Università che avremmo dovuto dare al Presidente. Sergio Mattarella è forse più di tutti l’uomo che nella scena politica odierna ha deciso di mettersi in prima persona a servizio dello Stato, ponendo se stesso in secondo piano. Era già arrivato al picco del suo prestigio con il suo primo mandato; eppure, richiamato da un Paese, il suo, che aveva ancora bisogno di lui, nonostante i suoi progetti forse fossero altri ha deciso di restare. Anche per questo averlo incontrato ha un quid in più: perché in un mondo – e un Paese – in cui le poltrone vengono divise a tavolino, l’attuale Presidente della Repubblica resta uno dei pochi baluardi di speranza».
«A teatro, il presidente si è avvicinato a noi accompagnato dalla rettrice, che ci ha presentati e ha raccontato brevemente le attività che ciascuno di noi svolge all’interno dell’Ateneo. E in un attimo avevamo davanti la massima carica dello Stato, che ci ha congedati dopo una stretta di mano, un sorriso e un “Buon lavoro e in bocca al lupo”, che sicuramente porteremo nel cuore.
La cerimonia di quest’anno è stata memorabile, con il conferimento del dottorato honoris causa al Presidente, il discorso di apertura della rettrice e l’importante intervento di Chiara Furlan, uno dei membri del Senato Accademico. Sicuramente, però, per noi quel 22 gennaio è una data che non sarà possibile scordare facilmente, neanche quando un giorno le mura dell’università non saranno più la nostra quotidianità. In chiusura, riporto le parole del Presidente: «Un saluto a tutti i presenti [...] particolarmente alle studentesse e agli studenti che poc’anzi sono stati così ben rappresentati e che sono il centro, la ragione di essere di questo Ateneo, come di ogni altra Università. Buon anno accademico a tutti».
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