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Decreto legge Salvini, Mattarella firma ma scrive a Conte: "Sui migranti si rispetti la Costituzione"

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Sergio Mattarella

Alla fine la firma del capo dello Stato al decreto legge su immigrazione e sicurezza è arrivata. Ma accompagnata da una lettera al premier Conte in cui puntualizza che restano «fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato». E Matteo Salvini apre subito una diretta facebook dal suo ufficio per irridere in milanese chi aveva espresso dubbi sull'ok del Colle: «ciapà su e porta a cà». E sottolineare: «noi rispettiamo Costituzione e trattati, ma non vogliamo passare per fessi».

Approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre, inviato al Quirinale lunedì scorso, il decreto si compone di 40 articoli: cassato il numero 39 che conteneva disposizioni sulla giustizia sportiva. Arriverà la prossima settimana all’esame del Senato.

«Potranno esserci migliorie, ma - avverte Salvini - non mollo di un millimetro, non tornerò indietro su espulsioni, cittadinanza e permessi umanitari». Proprio i punti al centro di un confronto durato settimane con gli uffici legislativi del Quirinale. E che hanno portato Mattarella a scrivere Conte, contestualmente all’emanazione del dl: «avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano 'fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato', pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia». E l’articolo 10 stabilisce le tutele per lo «straniero», la cui condizione «è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali», che «ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge» e per il quale «non è ammessa l’estradizione per reati politici».

Palazzo Chigi rassicura il Colle. Gli obblighi sottolineati dal capo dello Stato, «anche per il Governo non sono posti in discussione». Il decreto rientra infatti in un «quadro di assoluta garanzia per i diritti fondamentali delle persone e tiene conto delle convenzioni internazionali, dei principi contenuti nella nostra Costituzione e nella Carta europea dei diritti dell’uomo». E dal Viminale indicano «rapporti cordialissimi» con il Colle. Nonostante la lettera, aggiungono, «il decreto è rimasto intatto, senza arretramenti rispetto agli obiettivi iniziali. È quello che avevamo assicurato».

Nella diretta facebook dal Viminale - l’ultima era stata per aprire la busta con l’avviso di garanzia inviatogli dalla procura di Palermo per la vicenda Diciotti - Salvini può dirsi così «stanco, ma contento. Finalmente, dopo tre mesi di lavoro, incontri, ascolto, confronto, anche insulti, minacce e bugie, abbiamo il decreto firmato dal presidente della Repubblica». Mentre cammina nel suo ufficio filmato dallo staff della comunicazione, ad una parete si scorge il quadro con la foto di Mattarella. Che il ministro 'avvisa': «gli ho detto che rispettiamo la Costituzione ma non vogliamo passare per fessi. Vengono prima gli italiani, che mi pagano lo stipendio. Se uno sbarca in Italia, chiede asilo politico e nel frattempo spaccia droga, picchia in poliziotto, scippa un anziano o molesta una bambina viene immediatamente convocato dalla Commissione prefettizia che gli dice: bello mio, tu non sei un profugo, tu sei un delinquente e col primo aereo o barcone vai a casa». Anche su un’altra misura contestata, la revoca della cittadinanza ai condannati in via definitiva per terrorismo, Salvini tira dritto: «qualche fenomeno dice che così ci sono cittadino di seria A e di serie B. Sarà, ma se sei terrorista io non ti lascio la cittadinanza italiana».

Così come su un altro articolo 'attenzionato' dal Colle, quello che cancella la protezione umanitaria: «prima era regalata a decine di migliaia di soggetti che gli italiani mantenevano per due anni. Ora la diamo solo a chi la merita, per gli altri è finita la pacchia». Nel dl anche misure relative alla sicurezza, come il rafforzamento dell’Agenzia per i beni sequestrati alle mafie, la sperimentazione del taser per la polizia locale, l’aumento delle pene per chi occupa edifici, l’inclusione dei presidi sanitari nelle aree soggette al daspo urbano, Misura, quest’ultima, contestata dai medici. «Grandissima preoccupazione» per un provvedimento «che rischia di portare più insicurezza, più clandestinità», è stata espressa dal segretario del Pd, Maurizio Martina. «Mi auguro - ha detto - che dalle parti di Palazzo Chigi e del Viminale leggano bene la lettera di Mattarella».

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