Sabato, 14 Dicembre 2019
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PRESIDENTE BCE

Draghi parla al Parlamento europeo: "Fiducioso in un accordo tra l'Italia e l'Ue sulla manovra"

manovra finanziaria, parlamento ue, Mario Draghi, Sicilia, Politica
Mario Draghi

Fiducia sulla possibilità di un accordo e la conferma dello stop al Quantitative Easing a dicembre 2018. Questo quanto detto dal presidente della Bce, Mario Draghi, in audizione al Parlamento Ue- Sull'Italia "dico solo che al momento c'è un dialogo, sono sempre stato fiducioso che un accordo può essere raggiunto. Ho detto molte volte che i Paesi ad alto debito devono abbassarlo, perché riducendolo si rafforzano. Ma non aggiungo altro", ha detto Draghi, rispondendo a una domanda di un eurodeputato sull'Italia.

"I recenti sviluppi confermano le valutazioni del board sulle prospettive a medio termine dell'inflazione", quindi la Bce conferma che "gli acquisti di asset si fermeranno a dicembre 2018", se i dati in arrivo confermeranno le valutazioni. Ma "allo stesso tempo le incertezze chiedono pazienza, prudenza e persistenza nel calibrare la nostra politica monetaria", quindi uno "stimolo significativo è ancora richiesto".

"I dati disponibili dalla mia ultima visita a settembre sono stati più deboli delle attese. Un graduale rallentamento è normale mentre l'espansione matura e la crescita converge verso il potenziale di lungo termine. Parte del rallentamento può essere anche temporaneo. Allo stesso tempo, i rischi legati al protezionismo, vulnerabilità nei mercati emergenti e volatilità nei mercati finanziari resta prominente": lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi al Parlamento Ue.

"L'area euro area può essere esposta a rischi che originano da politiche domestiche insostenibili che portano a debiti troppo alti, vulnerabilità del settore finanziario e mancanza di competitività", rischi che "possono contagiare Paesi con fragilità simili o forti legami con quelli dove il rischio è originato", ha detto ancora Draghi, convinto che "politiche insostenibili conducono alla fine ad aggiustamenti socialmente dolorosi e finanziariamente costosi che possono minare la coesione dell'Unione monetaria".

 

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