Sabato, 15 Dicembre 2018
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ROMA

Pd, Martina dice "no" all'ipotesi di un congresso-referendum

I congressi regionali del Pd danno un assaggio delle opportunità e dei rischi che potrebbe correre quello nazionale: mentre nel Lazio si è recato a votare un numero di militanti assai superiore rispetto al 2014, in Sicilia è scattata una guerra dei ricorsi che mette in discussione le primarie regionali del 16 dicembre. In questo contesto in cui sembrano polarizzarsi renziani e antirenziani, Maurizio Martina ha lanciato a Bologna il tour del suo ticket con Matteo Richetti, che mira a spezzare proprio questa polarizzazione.

Intanto all'Assemblea nazionale dei Verdi, a Chianciano, ha mosso i primi passi un'Alleanza con i civici di Federico Pizzarotti, in vista delle europee, un nuovo soggetto con cui il Pd in prospettiva potrebbe dialogare. I congressi regionali Dem si stanno svolgendo non in modo concomitante, e anche localmente è emersa una polarizzazione tra renziani e non renziani. In Toscana ha vinto la renziana Simona Bonafé, in Lombardia si è invece affermato Vinicio Peluffo (insediatosi sabato) che ha battuto il renziano Eugenio Comencini. In nottata sono giunti i risultati del Lazio dove Bruno Astorre, vicino a Zingaretti, si è imposto. Il dato inaspettato sono i 60.000 votanti, rispetto ai 50.000 del 2014.

Il partito "è vivo e vegeto" ha esclamato Stefano Pedica. In Sicilia, invece, sono stati sospesi i congressi provinciali, e il presidente della Commissione Nazionale di garanzia, Roberto Montanari volerà a Palermo martedì per redimere la guerra di ricorsi. In campo il renziano Davide Faraone e Teresa Piccione, sostenuta dall'area che a livello nazionale appoggia Zingaretti. Maurizio Martina da Bologna (andrà anche a Milano e Napoli) ha respinto l'idea di "un congresso-referendum" tra renziani e anti-renziani. Una prospettiva che fa paura a molti militanti ed anche agli iscritti, che nella prima fase selezionano i tre candidati che vanno alle primarie: "serve un congresso libero - ha detto - sulle idee, fuori dai correntismi", perché dopo "occorre ricostituire la comunità", difficile se le primarie diventano un referendum su Renzi.

E poi l'affondo su Zingaretti: "al Pd serve un segretario che faccia solo il segretario, perché la sfida è enorme. Un segretario che si dedichi anima e corpo a questa sfida, senza avere altri incarichi", come quello di governatore del Lazio. Zingaretti risulta in testa anche in un sondaggio sulle primarie realizzato da Antonio Noto, di significato relativo dato che dà per acquisito che alle primarie arrivino Zingaretti, Minniti e Martina, ai quali andrebbero rispettivamente il 39%, il 32 e il 29%. Un rilevamento che ha fatto arrabbiare gli altri candidati, Francesco Boccia, Cesare Damiano e Dario Corallo.

Nel centrosinistra si profila dunque una alleanza tra Verdi e le liste civiche di Italia in Comune di Pizzarotti già alle europee: Alle elezioni continentali la soglia è del 4% e in prospettiva questa nuova alleanza potrebbe estendersi anche ai Dem: una configurazione evocata nei principi generali sabato da Paolo Gentiloni che aveva ricordato "Cento città", cioè il movimento di sindaci che nel 1997 fu un uno dei promotori di Asinello e Margherita.

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