Lunedì, 22 Luglio 2019
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LE POLEMICHE

Caos trivellazioni nel mar Ionio e in Calabria il Consiglio di Stato dà l'ok

È caos totale tra governo e regioni sulle autorizzazioni per le trivellazioni nel mar Ionio. Intanto oggi il Consiglio Stato ha dato il via libera rigettando il ricorso della Regione Calabria, che esce sconfitta dalla battaglia legale per bloccare la ricerca di idrocarburi a largo delle coste tra le province di Crotone e di Cosenza.

L’allarme lasciato nei giorni scorsi da Angelo Bonelli dei Verdi, sull'autorizzazione da parte del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio alle trivelle per la ricerca del petrolio nel mar Ionio, ha scatenato reazioni ambientaliste e fra le regioni ma il governo (Ambiente e Mise) spiega di non avere alcuna intenzione di andare avanti con una procedura messa in atto dal precedente esecutivo, annunciando misure urgenti per lo stop.

«Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia. Queste ricerche di idrocarburi (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal Ministero dell’Ambiente del Ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato», ha però risposto il ministro di Luigi Di Maio.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa annuncia di essere al lavoro assieme al Mise per inserire nel dl Semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti. «Da quando sono Ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò. Non sono diventato Ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione».

La polemica e il corto circuito con le regioni - in particolare con il governatore della Puglia Michele Emiliano che annuncia un ricorso e parla di "ipocrisia politica" - nasce perchè lo scorso 31 dicembre 2018 è stato pubblicato sul Buig (il bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse) l’autorizzazione per tre nuovi permessi di ricerca petrolifera a favore della società americana Global Med Llc, con sede legale in Colorado, Usa. Bonelli ha spiegato che la ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che provocano danni ai fondali e alla fauna ittica.

«È il regalo di Luigi Di Maio alla Puglia e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal Ministero dell’Ambiente» dice Bonelli. La reazione del governatore della Puglia, Michele Emiliano è secca: «Impugneremo le nuove autorizzazioni rilasciate dal Mise a cercare idrocarburi nel Mar Ionio. Ci siamo sempre battuti in difesa del nostro mare, e continueremo a farlo» ha detto ieri in tarda serata, e rincara oggi le critiche parlando di «ipocrisia di chi ci governa».

«La firma dei permessi di ricerca petrolifera con l’Air Gun tra Natale e Capodanno, dà il senso - conclude - di una delusione grandissima nei confronti di avversari politici con i quali il Governo pugliese aveva lealmente collaborato su queste grandi battaglie senza esitare ad entrare in contrasto con i governi del centrosinistra».  Ma anche il Mise interviene assicurando che l’iter di rigetto per fermare i 7 permessi di ricerca del petrolio in Adriatico e nel Canale di Sicilia è stato già avviato.

Il sottosegretario Davide Crippa (M5s) precisa che «lasciando da parte inutili e sterili polemiche» è disponibile ad incontrare le associazioni convinto «che un lavoro a più mani ci possa permettere di fermare nel modo più celere queste trivellazioni». Bonelli spiega però che con la legge di Bilancio Luigi Di Maio avrebbe potuto abrogare l’art. 38 della legge Sblocca Italia, «voluta da Renzi che consente di unificare l’autorizzazione di ricerca con la concessione ad estrarre idrocarburi, ma come ha fatto con Ilva ha confermato per intero quello che ha fatto il precedente governo».

Tutto questo mentre i giudici di Palazzo Spada hanno rigettato il ricorso presentato dalla Regione Calabria, condannandolo al pagamento delle spese del giudizio. La vicenda era iniziata esattamente due anni fa quando il ministero dello Sviluppo economico, nel dicembre 2016, aveva rilasciato i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Ionio.

Le proteste delle associazioni “No Triv” portarono il governatore Mario Oliverio a impugnare il provvedimento del Ministero davanti al Tar del Lazio. Il primo round fu favorevole alla Regione, con la sospensione dei provvedimenti ministeriali. Pochi mesi dopo però il Tar ribaltò la decisione nella sentenza di merito dando ragione al Mise: «il ricorso - è scritto sulla sentenza del tribunale amministrativo di Roma - è irricevibile ed infondato e deve essere respinto».

La Regione ha impugnato la decisione chiedendo l’intervento del Consiglio di Stato ma il 4 gennaio scorso la sentenza è stata pubblicata e ha confermato le conclusioni dei giudici del Tar. Le polemiche di questi ultimi giorni però mettono tutto nuovamente in discussione e non sono esclusi nuovi colpi di scena.

 

 

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