Giovedì, 14 Novembre 2019
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GOVERNO

Nervi sempre più tesi tra Lega e M5s, Di Maio attacca su Siri e Salvini sbotta: "Tacete, è l'ultimo avviso"

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini

A 48 ore dal Consiglio dei ministri chiamato a dirimere il caso Armando Siri i toni tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini tornano a superare il livello di guardia. E se né la Lega né il M5S hanno alcuna intenzione di far cadere il governo sulla vicenda del sottosegretario, ombre sempre più scure si affacciano sulla tenuta dell’esecutivo dopo le Europee. È a quel voto che i due vicepremier ormai guardano senza sosta, consapevoli che in ballo c'è molto più che un seggio a Strasburgo.

Nel frattempo, un’inchiesta di Report anticipata dal Tg3, si concentra proprio sul sottosegretario ai Trasporti raccontando che Siri ha acquistato, per la figlia, una palazzina con 585 mila euro provenienti da un mutuo acceso presso una banca di San Marino ed il notaio che ha stipulato l’atto ha segnalato la compravendita come operazione sospetta di riciclaggio.

Sono le garanzie che avrebbe fornito Siri alla banca a finire sotto la lente del programma e, quando la giornalista chiede al notaio se vi siano state delle garanzie reali per ottenere il mutuo, lui risponde: «Ah questo io non glielo posso dire, io posso dire che garanzie reali nell’atto o con atto successivo almeno a mio rogito non ce ne sono...». L’episodio potrebbe gettare nuova benzina sul fuoco di un rapporto, quello tra M5S e Lega, ridotto ormai in brandelli.

«Sulla questione morale il M5S non fa passi indietro e alla Lega chiediamo di tirare fuori le palle su Siri e farlo dimettere», tuona in mattinata il blog delle Stelle mentre nel Movimento ricordano come, sul sottosegretario Ncd Simona Vicari, quando finì sotto indagine, l’atteggiamento di Salvini («le dimissioni non bastano», sono le parole del leader leghista rilanciate dai Cinque Stelle) fu ben diverso.

«È bello fare il forte con i deboli, ma questo è il momento del coraggio», lo incalza Di Maio definendo «inutile» la sfida della conta in Cdm su Siri e prevedendo che alla fine, Salvini, non vorrà andare al voto sulla proposta di revoca di Conte. «Io non solleverò nessuna crisi di governo, se vogliono farlo loro, l’ultimo che ha sollevato una crisi su un indagato è Mastella», è la provocazione del leader M5S. A Foligno, e poi a Roma, Salvini - in campagna elettorale permanente in questi giorni - quasi sbotta.

«Gli amici dell’M5s pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso», è l’ultimatum del vicepremier, piuttosto irritato anche per il silenzio degli alleati sulle minacce contro il titolare del Viminale contenute in alcune scritte comparse a Torino, Bologna e Roma. «Con la corruzione non ci si tappa la bocca, si parla e si chiede alle persone di mettersi in panchina», replica Luigi Di Maio.

Ma su Siri la linea di Salvini non cambia: va atteso almeno il rinvio a giudizio. «I processi in Italia si fanno in tribunale e non in piazza», ribadisce il vicepremier. Per i giallo-verdi, insomma, saranno giorni di passione anche perché ormai ciascuno cavalca i propri provvedimenti e il cortocircuito e dietro l’angolo. Come sul taglio dei parlamentari, atteso in Aula alla Camera martedì. O come sulle Autonomie, che rischiano di restare ferme al palo sino a dopo le Europee.

Ed è proprio al 27 maggio che nel M5S si guarda con crescente attesa preparando una trincea all’eventuale offensiva di Salvini sul rimpasto o, sulla sostituzione del premier Giuseppe Conte. «Vorrebbe dire non volere più questo governo», chiude Vincenzo Spadafora in una giornata nella quale, tra l'altro, in tutta Italia si svolgono le assemblee regionali M5S per raccogliere le proposte sulla ristrutturazione del Movimento. Dossier sul quale, in vista del dopo Europee, Di Maio è chiamato ad accelerare.

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