Giovedì, 23 Maggio 2019
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Nomine dei dirigenti sanitari, stop ai poteri dei governatori: ok a norma nel Decreto Calabria

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Camera dei deputati

Il Decreto per la Sanità della Calabria, annunciato nel corso della riunione tenuta dal Consiglio dei ministri in una specifica riunione tenutasi il 18 aprile scorso a Reggio Calabria e fortemente osteggiato dal presidente della Regione, Mario Oliverio, diventa motivo di ulteriore divisione tra Lega e Movimento 5 Stelle.

Le divisioni tra i due partiti che compongono la maggioranza su cui si regge il Governo sono emerse in modo palese in occasione della votazione in Commissione Affari sociali sull'emendamento al Decreto per la Calabria presentato dalla deputata M5S Dalila Nesci per togliere la discrezionalità dei presidenti delle Regioni sulle nomine dei dirigenti sanitari. Sull'emendamento, infatti, c'é stato il voto favorevole dei pentastellati e l’astensione della Lega, facendo emergere la netta diversità di vedute da parte dei due alleati gi governo.

"Ragazzi, avrete notato - ha subito commentato Di Maio - che l'unica proposta del Pd per l’europee è attaccare il M5S e il sottoscritto? Ma oggi ce n'è un’altra, davvero grave. Dopo aver votato contro al voto di scambio politico-mafioso, e naturalmente insieme a FI, questo pomeriggio il Pd si è infatti opposto al nostro emendamento al Decreto Calabria per togliere la sanità dalle mani dei partiti. E si sono opposti insieme a chi? Sempre insieme a Forza Italia. Dispiace solo che anche l'altra parte della maggioranza si sia astenuta».

La posizione della Lega é stata spiegata dalla vicepresidente della Commissione, Rossana Boldi. «Ci siano astenuti - ha detto - perché l’emendamento è palesemente incostituzionale, non perché non condividiamo la questione della trasparenza nella sanità. C'è una sentenza della Corte costituzionale, la n.251 del 2016, che ha accolto il ricorso presentato dalla Regione Veneto sulle norme della legge Madia che riguardano lo stesso argomento (dell’emendamento M5s, ndr), dicendo che su materie concorrenti com'è la sanità, le decisioni spettano agli enti territoriali e non agli organi centrali. Quindi, in Commissione abbiamo fatto presente che chiunque potrebbe poi ricorrere contro l’emendamento».

Dalila Nesci, che ha presentato l’emendamento, ha spiegato che la sua iniziativa «ha avuto lo scopo di tenere fuori le mani della politica dalla sanità pubblica. La Lega, però, avrebbe voluto limitare la misura solo alle Regioni in Piano di rientro e non a tutte, come chiediamo noi. E questo sarebbe un errore. E' urgente infatti dare un segnale forte e un messaggio a tutti i cittadini: vogliamo che negli ospedali pubblici torni a contare il merito e non le mazzette. Non dimentichiamoci di tutte le inchieste, anche recenti, che hanno smascherato un sistema inquinato, fatto di corruzione e illegalità».  Il Pd, da parte sua, ha votato contro sia sull'emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle che sul sub-emendamento della Lega. A spiegarlo é stato il deputato dem Antonio Viscomi.

"Abbiamo votato contro - ha detto Viscomi - perché il sistema di selezione dei Direttori generali previsto dalla legge 171 è stato a suo tempo correttamente condiviso con le Regioni, come vuole la Costituzione. Pertanto, non può essere ora modificato unilateralmente dal Governo. Ogni modifica unilaterale è impedita dal principio di leale collaborazione. Non si può mettere mano ad un sistema complesso sul piano organizzativo e multilivello su quello istituzionale, come quello della sanità senza una chiara consapevolezza delle implicazioni di carattere costituzionale».

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