Mercoledì, 26 Giugno 2019
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MAGISTRATURA

Bufera nelle procure, ora l'Anm rischia la crisi

anm, giustizia, magistrati, procure, Sicilia, Politica
Pasquale Grasso

Le mancate dimissioni dei consiglieri del Csm, ma soprattutto il documento con cui ieri Magistratura Indipendente ha chiesto ai togati autosospesi di riprendere l'esercizio delle loro funzioni, stanno facendo traballare la giunta dell’Anm.

Giunta guidata da Pasquale Grasso (Magistratura Indipendente) e sostenuta oltre che dal suo gruppo anche dalla corrente centrista di Unicost e dalle toghe progressiste di Area. E la ragione è che appena qualche giorno fa l’intero parlamentino dell’Anm aveva approvato all’unanimità un documento di segno diametralmente opposto a quello di Magistratura Indipendente: si parlava di «gravissime violazioni di natura etica e deontologica» e si chiedeva ai consiglieri di lasciare il loro incarico di cui «non appaiono degni».

«Unicost sta valutando con grande attenzione e preoccupazione il nuovo scenario che si è aperto con l’assemblea di Magistratura Indipendente», dice il segretario corrente Mariano Sciacca. Ancora più netto il pm Eugenio Albamonte (Area): «il deliberato di MI è sicuramente una violazione dell’accordo associativo alla base della giunta».

Albamonte definisce «tartufesca» la posizione di Magistratura Indipendente. «Sia pure a ranghi ridotti, Magistratura Indipendente aveva contribuito alla redazione del testo del Comitato direttivo centrale dell’Anm, che è stato poi votato da due suoi esponenti, uno dei quali è il presidente dell’Anm. Poi ieri ha votato un testo opposto all’unanimità. E’ una posizione quantomeno equivoca, anche perchè non sconfessano nemmeno Grasso». Anche Sciacca evidenzia il «contrasto» tra i due deliberati e rimarca che «la posizione di Unicost resta quella espressa nel documento approvato dal Comitato direttivo centrale dell’Anm e votato anche da Magistratura Indipendente». Si pone dunque «un problema oggettivo di valutazione della situazione politica interna all’Anm», anche alla luce delle assemblee dei magistrati che ci sono state nei vari distretti dalle quali sono emersi «la rabbia e il turbamento dei colleghi, a cui bisogna rispondere in modo lucido».

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