Venerdì, 18 Ottobre 2019
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GOVERNO

Minibot, arriva lo stop da Tria. Ma Giorgetti insiste: "Sono un tentativo di risolvere un problema"

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Giancarlo Giorgetti

Altolà del Tesoro sui minibot. La Lega insiste sulla possibilità di ricorrere a questi titoli per pagare i debiti della Pubblica amministrazione, ma il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, li boccia. «E' una cosa che sta nel loro programma: il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo», afferma a margine del G20 finanziario di Fukuoka, in Giappone. Tria condivide il giudizio espresso dal presidente della Bce, Mario Draghi, e spiega: «Penso che in una interpretazione, quella del debito, non servono. Nell’altra», ossia come valuta alternativa, «ovviamente si fanno i trattati».

In un Paese che deve fare i conti con un alto debito pubblico e la mina di una procedura di infrazione, la questione non è di poco conto, anche nell’ambito degli stessi rapporti con l’Ue. Dal convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo, il leghista e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, intanto chiarisce che i minibot «non sono né l’anticamera dell’uscita dall’Europa né dall’euro». Sono «semplicemente un tentativo di risolvere un problema», il debito della Pubblica amministrazione, «che non abbiamo creato noi», tiene a sottolineare. Non manca di tornare sul paragone usato dagli stessi imprenditori tra i minibot ed i soldi del Monopoli. Mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dallo stesso convegno, rimarca che «non è opportuno aumentare il debito» pubblico italiano.

«Al Monopoli giocavo anche io da piccolo: si gioca minimo in due e fino a sei, ho studiato bene le regole, e se dai fiducia alla moneta, questa acquista valore», afferma Giorgetti parlando dal palco. E comunque, sottolinea, non è una proposta «imprudente», ma «è evidente che sia da discutere e da condividere». Il tema scalda anche la politica, con la leder di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che invita Tria a «trovare i soldi per i debiti della P.a» e la presidentessa dei deputati di Forza Italia, Mariastella Gelmini che chiede al governo di chiarire e ammonisce sul pericolo che potrebbero rappresentare i Minibot. Giorgetti risponde anche ad un altro richiamo di Confindustria, ripreso dai Giovani imprenditori, convinta che si debba evitare una guerra con le istituzioni europee: «Non dobbiamo fare uno scontro contro l’Europa, ma portare lo scontro all’interno dell’Europa», difendendo gli interessi nazionali, come fanno altri Paesi, a partire dalla Germania e dalla Francia, dice il sottosegretario richiamando al riguardo l'ultimo caso delle mancate nozze tra Fca e Renault.

Resta aperta la questione di un commissario italiano a Bruxelles: "Possiamo rivendicarlo. L’Italia è un grande Paese, non ci dobbiamo piangere addosso», afferma ancora Giorgetti (sul cui stesso nome potrebbe ricadere una proposta). L’interesse dell’Italia è comunque di avere un commissario in materie economiche ("e non in filosofia applicata"), alla Concorrenza o all’Industria, entrambe «figure interessanti». Su questo punto è forte il pressing anche degli imprenditori: "Non vorremmo che per qualche decimale di flessibilità e con la scusa della procedura di infrazione, l’Italia non abbia, non ambisca ad un commissario di rango, di primo livello all’interno dell’Ue», che è «una priorità», avverte Boccia. «Non facciamoci mettere all’angolo» dalla procedura di infrazione, rimarca, che "non è nell’interesse nazionale». Le altre priorità per il Paese restano le immutate: aumentare la crescita e ridurre il debito e il deficit, far partire i cantieri e puntare ad una «visione di sviluppo più ampia» per l’Italia: è quest’ultima la «sfida alla politica» che rilancia. come passaggio successivo rispetto al contratto di governo. L’idea di un Patto per la crescita, lanciata dall’assemblea annuale, «non è stata colta. Se avessimo la consapevolezza del momento delicato che viviamo, dovremmo recuperare quel senso e quello spirito di comunità. Noi lo abbiamo fatto nel Patto della fabbrica con Cgil, Cisl e Uil». Perché in momenti così, ammonisce Boccia, «la parti si compattano e non si dividono».

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