Venerdì, 30 Ottobre 2020
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FASE 2

Coronavirus, Sicilia e Calabria in pressing: allentare le restrizioni, pronti a ripartire subito

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Luci accese nei locali di Messina per la protesta di ieri sera

Sicilia e Calabria messe in ginocchio dall'emergenza Coronavirus. L'ultimo decreto ha deluso il tessuto imprenditoriale di entrambe le regioni che adesso chiede a gran voce di potere ripartire e cercare di colmare i vuoti e le perdite di questi mesi di inattività.

Il governatore siciliano Nello Musumeci indica l’obiettivo: «Se arriveremo entro il mese di maggio a zero contagi noi chiederemo al governo nazionale di riaprire la Sicilia». E le categorie produttive dell’Isola chiedono al presidente della Regione di convincere il premier Giuseppe Conte ad allentare la camicia di forza dell'ultimo Dpcm.

I dati epidemiologici siciliani sono confortanti e la Regione vuol ridare ossigeno alle piccole e medie imprese nel commercio, nel turismo, nell’artigianato e nei servizi: «Metterle in condizioni di lavorare, nel rispetto assoluto delle norme di sicurezza – osserva Musumeci – è un dovere del governo nazionale; se proprio non vuol farlo, autorizzi le Regioni ad adottare le misure che risultino compatibili con la situazione epidemica locale».

La protesta dei bar e ristoranti a Messina, nei locali luci accese per 15 minuti

La Sicilia vuole accelerare anche per preparare al più presto la stagione turistica, battendo sul tempo la concorrenza. E anche il sindaco di Messina, Cateno De Luca chiede che la ripartenza avvenga in fasi diverse: nel Meridione prima che al Nord.

Ieri, intanto, la protesta – in molte città – di centinaia di titolari e gestori di bar, ristoranti, ritrovi, alberghi e B&B. Nel centro di Messina l’illusione di una serata normale: per quindici minuti le luci delle insegne hanno squarciato il buio della città deserta, rappresentando compiutamente la delusione e i gravi timori di un’intera categoria, sicuramente tra le più colpite dall’emergenza Covid-19.

Gli esercenti speravano che il governo dettasse tempi e modi per un “via libera” ragionevole, e... non dal primo giugno. «La riapertura in queste condizioni – ribadiscono – non sarebbe un gesto coraggioso, ma un disperato tentativo di nascondere l’evidenza di misure insostenibili. Così si decreta il fallimento di centinaia di aziende». E oggi i titolari consegneranno simbolicamente le chiavi dei loro locali al sindaco.

La tragica crisi economica fa una vittima: ieri un marittimo, disperato per aver perso il lavoro, ha compiuto il gesto estremo, togliendosi la vita nelle acque del mare di Milazzo.

Anche la Calabria vive giorni strani, di attesa, stretta fra la paura di una nuova ondata di casi di coronavirus e la voglia di ripartire dopo il lungo lockdown. Di certo c’è che il blocco delle attività sta mettendo a dura prova la tenuta economica di migliaia di famiglie.

I rischi di un’impennata dei contagi con l’allentamento delle misure restrittive e le richieste - ma più che appelli, sono urla di disperazione - per il varo di misure in grado di far ripartire un’economia messa in ginocchio dall’emergenza sanitaria.

I dati sulle richieste di accesso alla Cassa integrazione in deroga testimoniano una situazione senza precedenti: fino a ieri al dipartimento Lavoro della Regione sono arrivate oltre 16mila istanze, per un totale di oltre 40mila lavoratori.

Settori come la ristorazione, la cura della persona, il commercio al dettaglio e il turismo sono prossimi al default senza interventi energici e inediti. Nel mirino non ci sono solo le scelte del Governo centrale, ma le scelte fin qui intraprese della Giunta regionale - nonostante i 3 milioni stanziati dal Bilancio e destinati al sostegno dei fuori sede bloccati al Nord per la pandemia - guidata da Jole Santelli.

Il più duro è il segretario generale della Cgil calabrese Angelo Sposato: «È deprecabile il tentativo della Giunta di sviare l'opinione pubblica dalle proprie inefficienze creando allarmi sociali, imputando responsabilità ad altri, disporre chiusure e aperture a intermittenza, alimentando paure di improbabili invasioni migratorie, usando il metodo leghista. Si diano risposte alle famiglie, ai lavoratori, alle imprese della Calabria invece di inventarsi un nemico al giorno per distrarre l'opinione pubblica dal proprio immobilismo».

All’orizzonte, insomma, non si intravede nulla di confortante. Anzi, in alcuni casi la situazione è davvero paradossale. Gli agriturismi, per esempio, in queste ore hanno ricevuto la notifica per il pagamento della tassa regionale. 

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