Mercoledì, 21 Ottobre 2020
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Reddito di cittadinanza, il piano di Conte per modificarlo: ecco come può cambiare

Il Reddito di cittadinanza si trova davanti a un bivio storico: confermarsi misura assistenziale oppure dimostrare di agevolare realmente l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il premier Conte è sceso in campo chiedendo al ministro Catalfo e al presidente di Anpal Parisi di lavorare per dare vita a un sistema unico e nazionale informatico. Secondo quanto si apprende, il premier sarebbe anche intenzionato a non confermare Quota 100 optando per un nuovo sistema pensionistico incentrato sulla distinzione tra lavori usuranti e non.

L'obiettivo della "riforma" del Reddito sarebbe quindi quello di dare vita a una struttura informatica capace di mettere insieme 20 sistemi regionali diversi per poi mutare in un secondo tempo in un'app nazionale. Così facendo sarà quasi impossibile rifiutare un lavoro e mantenere il diritto al sussidio.

"Mi spiace dirlo ma eravamo stati facili profeti. Così com'è il reddito di cittadinanza non funziona. E un intervento perché venga cambiato adesso è non più rinviabile". A dirlo la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, esponente di Italia Viva, intervistata dal Corriere della Sera in merito all’inchiesta del Corriere della Sera sulle distorsioni prodotte dal reddito di cittadinanza.

"In un momento drammatico per l’economia, una misura di sostegno al reddito può anche avere una sua efficacia. Il problema è che il reddito di cittadinanza non raggiunge nessuno degli obiettivi per il quale, almeno a parole, era stato approvato", sottolinea Bellanova. "Si è sempre detto che non è una misura assistenziale, hanno sempre detto che era funzionale per la ricerca di un lavoro. Sul primo punto, non c'è stata la possibilità di controllare che effettivamente i percettori del reddito accettassero o meno i lavori che eventualmente gli venivano offerti. Non c'è alcun tipo di controllo", rileva.

Quanto alla ricerca dei posti di lavoro, «chi monitora la domanda e l’offerta di lavoro, consentendo quindi di capire di quale tipo di lavoratori hanno bisogno le imprese? Nessuno Sentiamo parlare dell’Anpal più quando si tratta delle richieste dei suoi vertici che non quando dobbiamo giudicare il compito che dovrebbero svolgere, e non svolgono», conclude la ministra.

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