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LA CRISI

Conte Ter, nasce Italia23. Ma i numeri restano in bilico: continua la caccia ai responsabili

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Camera dei deputati

Martedì ci saranno al Senato i numeri per il governo Conte? «Noi siamo ottimisti, ma lo decideranno i colleghi», è la risposta del sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, animatore della componente Maie-Italia 23 presentata oggi a Palazzo Madama. Per ora a farne parte restano i senatori Merlo, Cario, De Bonis e Fantetti, anche se stanno lavorando ad acquisire nuove adesioni. Ci sono poi i "Contiani" alla Camera che sono confluiti sotto l’insegna di Tabacci e che sotto traccia lavorano anche al Senato. «Ci stiamo organizzando per formare un soggetto politico che poi si costituirà anche sui territori», spiega chi ha aderito dopo aver abbandonato il Movimento 5 stelle. E’ in corso un lavorio nel gruppo Misto per unire la galassia degli ex pentastellati. I "Contiani" rilanciano che al Senato ci sarebbero 168 voti "possibili", che al "dossier" ci starebbero lavorando oltre a Tabacci anche Nencini e l’azzurra Polverini.

Ma il centrodestra si è blindato. In una riunione alla quale hanno partecipato anche i centristi con De Poli e Cesa, Quagliariello con "Cambiamo", Lupi, oltre Salvini, Meloni e Tajani. Obiettivo serrare i ranghi, con un presidio permanente. Ci sarebbero - spiegano fonti parlamentari di centrodestra - anche pressioni Oltre Tevere per puntellare il premier ma pure la centrista Binetti sarebbe rientrata, così come l’azzurra Minuto, perlomeno è quanto dicono dal fronte forzista.

E allora ci sono i numeri per il premier anche se al Senato non occorre arrivare a 161? Ed ecco il consiglio che, spiegano fonti che stanno lavorando al dossier, sarebbe arrivato dai "responsabili" al premier: il percorso prevede che Conte vada al Quirinale con le dimissioni. Consultazioni lampo e lista dei ministri, per poi presentarsi alle Camere con un nuovo governo. Quindi con un 'Conte ter' che - qualora fosse questo il percorso - potrebbe nascere prima delle previste comunicazioni di Conte lunedì a Montecitorio e martedì a palazzo Madama.

Un suggerimento che sarebbe arrivato anche da alcuni 'big' pentastellati preoccupati che l’operazione 'costruttorì non vada in porto. Le stesse fonti riferiscono che Conte aveva previsto di 'aprirè ad eventuali nuovi passaggi dopo le comunicazioni in Parlamento ma che non avrebbe escluso altri scenari, ovvero quello di anticipare prima la manovra per sostituire Italia viva in maggioranza. Ma ci sono anche contatti per ricomporre l’attuale perimetro rosso-giallo. Il piano A prevede, secondo quanto osservano fonti parlamentari, un ministero per Nencini (quello dell’Agricoltura) e un altro per un esponente Udc (la Famiglia), ma nel Movimento 5 stelle e nel Pd ci sarebbero state delle resistenze ad un eventuale progetti del genere. Senza contare il fatto che una lista 'contianà non verrebbe visto di buon occhio da tutti nelle forze che sostengono l’attuale esecutivo. Saranno decisive, quindi, le prossime ore per capire se Conte continuerà nel riproporre la sfida in Aula, oppure lavorare subito alle condizioni di avere un appoggio dei responsabili.

Anche i più dubbiosi tra i renziani sulla mossa del senatore Merlo oggi affermano che il gruppo si è ricompattato, che da Conzatti ad altri, tutti i componenti di Iv a palazzo Madama hanno accolto l’appello del leader di evitare fuoriuscite. «Diversi di noi hanno perplessità ma se il gruppo resta unito la maggioranza non avrà i 161 e dovrà considerare altre alternative», spiega una fonte parlamentare di Italia viva.

"Non cerchiamo responsabili - ha precisato Merlo - ma costruttori, a cui l’unica cosa che offriamo è una prospettiva politica per il futuro, per poter costruire un percorso di rinascita e resilienza, nell’interesse dell’Italia, soprattutto in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, tra la crisi sanitaria che continua a mordere e quella economica che ha messo in ginocchio imprese, attività commerciali e famiglie".

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