Sabato, 27 Febbraio 2021
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L'AFFONDO

Crisi di Governo: Conte cede la delega ai Servizi all'ambasciatore Benassi. Renzi: "Non faremo come Ciampolillo"

Domani mattina ci sarà una riunione dei componenti della commissione Affari costituzionali della maggioranza alla presenza anche del governo per accelerare sulla legge elettorale di tipo proporzionale. «Un amo a Forza Italia», spiega una fonte parlamentare del fronte rosso-giallo, con il premier Conte che in questi giorni ha parlato con diversi deputati e senatori azzurri. Il presidente del Consiglio ha ricevuto una delegazione di ex pentastellati, tra questi la deputata Aiello che può essere determinante nella commissione Giustizia della Camera. In serata Conte in Cdm ha ceduto la delega sui Servizi ad un tecnico:  si tratta dell'ambasciatore Piero Benassi, attuale consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte, è stato nominato sottosegretario con Delega ai Servizi. Lunedì vedrà le imprese sul "Recovery", martedì gli enti locali: il Capo dell’esecutivo sta costruendo così la sua "tela" per cercare di "sbloccare" l’impasse sui temi sul tavolo.
Sulla legge elettorale la richiesta arriva soprattutto dal Pd. I dem sono in pressing: «O si costituisce la quarta gamba oppure ci sono le elezioni», il 'refrain'. «O c'è l’allargamento della maggioranza o c'è il voto. Non ci sono le condizioni per un esecutivo di unità», taglia corto Bettini che poi "apre" al Conte ter. Ma nel Pd c'è anche chi lancia avvertimenti: «La verità - osserva una fonte parlamentare dem - è che Conte sta cominciando a muoversi per costruire il suo partito. O per continuare a governare o per andare alle urne». E anche una parte del Movimento 5 stelle ritiene che solo un 'Conte ter' possa ridare fiato alla legislatura.
In ogni caso chi ha in mano il dossier dei numeri sta lavorando alla costituzione di un gruppo dei "contiani". Alla Camera Tabacci ha raccolto 13 adesioni, punta ad averne venti la prossima settimana per rimescolare le carte nelle Commissioni. La 'dead-line" è quella di mercoledì ma non è detto che il voto sulla relazione dello stato della giustizia di Bonafede possa essere un passaggio decisivo. Sotto traccia, riferiscono fonti parlamentari, i rosso-gialli hanno un’intesa con un gruppo di renziani e di forzisti che uscirebbero dall’Aula per permettere al governo di non andare sotto. Altra ipotesi, per evitare un ko, quella di rimettersi all’Aula. «Non è un voto di fiducia, ci saranno delle relazioni e ognuno sarà libero di dire la propria», spiega un 'big' M5s. Anche una fonte renziana spiega che non c'è un no a priori alla relazione che ancora deve essere inviata alle commissioni giustizia. Del resto Matteo Renzi oggi è tornato ad aprire la porta: «Siamo ancora in tempo per fermarsi: il mio personalissimo suggerimento al presidente del Consiglio e a tutti gli altri è 'smettiamola di fare le polemiche, se vogliamo confrontarci noi ci siamò», ha detto a "Porta a porta".

Anche se poi ha aggiunto: «Quale crisi. Il presidente del Consiglio non si è andato a dimettere. La crisi che c'è è economica. Gli altri paesi sono messi molto meglio di noi. In questa situazione il mio personale consiglio al Presidente del Consiglio è: smettiamola di fare le polemiche che state facendo in questo momento. Se volete confrontarvi nelle sedi istituzionali noi vi abbiamo scritto, vi abbiamo fatto le proposte, ci siamo. Non ci prenderete mai come dei Ciampolillo qualsiasi insaponando gli ulivi e dicendo che i vaccini non servono».

Il centrodestra al Colle: "Grande preoccupazione"

Un’ora di colloquio con Sergio Mattarella per esprimere "de visu" al capo dello Stato la «preoccupazione» manifestata già in pubblico nei giorni scorsi per la situazione politica del governo e della maggioranza, in un momento così difficile per il Paese. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani sono stati ricevuti al Quirinale, all’indomani dell’incontro tra il presidente della Repubblica e il capo del governo Giuseppe Conte. I leader dell’opposizione, si legge nella nota congiunta diffusa al termine del colloquio, «hanno manifestato al presidente, a nome dell’intero centrodestra, la grande preoccupazione per la condizione dell’Italia». «Mentre emergenza sanitaria ed economica si abbattono su famiglie e imprese, il voto di martedì ha certificato l’inconsistenza della maggioranza», sottolineano Salvini, Meloni e Tajani. «E' convinzione del centrodestra che con questo Parlamento sia impossibile lavorare», aggiungono, ribadendo la «fiducia nella saggezza» del capo dello Stato.
Il Colle non commenta il colloquio: il presidente della Repubblica ha ascoltato le osservazioni dell’opposizione, molto chiara nelle sue richieste.
Netta è la presa di posizione di Lega e Fratelli d’Italia a favore del voto politico anticipato. «Ci fidiamo solo degli italiani: meglio investire due mesi di tempo, dando la parola agli italiani e poi lavorare tranquilli per i prossimi 5 anni. Non si possono rivedere le scene che gli italiani hanno visto al Senato in queste settimane», scandisce Salvini, in una dichiarazione. «Con tre milioni di italiani che rischiano di perdere il lavoro, cinquecentomila negozi e imprese che hanno già chiuso, otto milioni di studenti e un milione di insegnanti in difficoltà non si può continuare ad assistere alla compravendita dei senatori, a un governo senza idee, visione, senza maggioranza: l’abbiamo detto al presidente della Repubblica».

«La nostra convinzione - aggiunge dal canto suo Meloni - è che il problema non sia semplicemente il governo ma questo Parlamento, che non può risolvere i problemi della nazione e che non può dare all’Italia una maggioranza compatta per fare le cose coraggiose delle quali c'è bisogno». Per quanto riguarda Forza Italia, Silvio Berlusconi - si fa notare - ha espresso fin dall’inizio perplessità rispetto alla possibilità di andare al voto anticipato in piena pandemia ma ora le condizioni sono cambiate e da qualche tempo il Cavaliere ostiene che, piuttosto che perdere due anni nell’immobilismo, forse sarebbe meglio andare a votare.
Ma il centrodestra allargato non è affatto compatto su questo, con Cambiamo di Giovanni Toti che da giorni propende per l’opzione governo di larghe intese, così come parte di Forza Italia, per esempio, la vice presidente della Camera Mara Carfagna, che oggi ha chiesto una soluzione di «salvezza nazionale».

La Lega, poi, non è esattamente un blocco monolitico a favore del voto anticipato. Luca Zaia ha detto che non sarebbe contrario alla formazione di un governo di larghe intese; ed è noto che quest’ultima è da tempo l’opzione prediletta di Giancarlo Giorgetti, che ha spesso ha consigliato a Salvini di insistere con maggiore convinzione su questa via (liquidata come «fantasiosa» anche solo ieri dal segretario leghista).
Nel fronte del centrodestra, infine, restano comunque i timori su possibili smottamenti in FI e nell’Udc a favore della maggioranza. E agitano la coalizione anche le voci di possibili incontri tra esponenti di FI o dell’Udc e chi starebbe lavorando alla formazione della cosiddetta "terza gamba" a sostegno di Conte. La notizia dell’indagine su Lorenzo Cesa ha ulteriormente disorientato il fronte dell’opposizione, dal momento che era proprio il segretario dell’Udc dimissionario finora ad aver garantito agli alleati sulla tenuta del gruppo, quantomeno nei vertici di coalizione. Salvini ha poi voluto allontanare subito qualsiasi sospetto sulla Lega, annunciando la nomina di Giacomo Francesco Saccomanno, definito «avvocato anti-'ndrangheta», a nuovo responsabile della Lega in Calabria.

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