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Travaglio attacca Draghi: "Un figlio di papà". Ma il premier perse padre a 15 anni e madre a 19

Le parole del direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ieri sera dal palco della festa di Articolo Uno a Bologna, sul premier Mario Draghi dividono la maggioranza. «Mi dispiace dirlo, non capisce un cazzo nè di giustizia, nè di sociale, nè di sanità. Capisce di finanza, ma non esiste l’onniscenza o la scienza infusa», ha commentato in modo tranchant il giornalista mentre era impegnato nella presentazione del suo ultimo libro "I segreti del conticidio". Una frase che trova la contrarietà di pezzi della maggioranza, soprattutto la Lega ed Italia Viva, che criticano aspramente anche Articolo Uno.
Fa discutere, per alcuni, anche la definizione usata da Travaglio per descrivere il premier. «Un figlio di papà, un curriculum ambulante, uno che visto che ha fatto bene il banchiere europeo ci hanno raccontato che è competente anche in materia di sanità, giustizia, vaccini», la valutazione espressa dal direttore del Fatto. Draghi, infatti, perse il padre all’età di 15 anni e la madre quando ne aveva 19.

"Le parole offensive e deliranti di Marco Travaglio su Draghi, orfano di padre all’età di 15 anni, dimostrano come il direttore del Fatto Quotidiano sia semplicemente un uomo vergognoso. Stupisce che ancora venga pagato per insultare tutti a reti unificate», ha attaccato il leader di Italia Viva Matteo Renzi, da anni in aperto contrasto con il giornalista. Mentre il senatore Pd Andrea Marcucci ha aggiunto: «Draghi non deve certo vergognarsi del suo curriculum, della sua competenza e della sua storia familiare. A vergognarsi deve essere il solito Travaglio, che ha usato parole indegne».

In mattinata il ministro della Salute Roberto Speranza, leader della formazione di sinistra, ha specificato: «L'uscita di Marco Travaglio sul presidente del Consiglio Mario Draghi è infelice e non rappresenta certo il punto di vista di Articolo Uno che sostiene convintamente la sua azione di governo». Alcuni esponenti di Articolo Uno, però, sui social, hanno puntualizzato che negli spazi di dibattito è lecito esprimere il proprio pensiero. «Travaglio ha presentato un libro con il suo punto di vista, non diciamo a nessuno cosa dire e non dire», ha ricordato Arturo Scotto.
Per la Lega però la precisazione del ministro non basta. «La presa di distanze di Speranza dai pesantissimi insulti rivolti da Travaglio a Draghi è quasi peggio degli insulti stessi. Domandiamo a Speranza che senso abbia stare al governo se i suoi applaudono convinti agli insulti del direttore del Fatto. Si dimetta», ha attaccato il vice segretario della Lega Lorenzo Fontana.

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