Martedì, 30 Novembre 2021
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Conte sceglie i vice e conferma appoggio a Draghi "anche se paghiamo costo politico"

Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha scelto i suoi vice, optando per una squadra di persone che, nella galassia pentastellata, nel complesso sono ritenute a lui vicine. Sono due donne, la vicepresidente del Senato Paola Taverna, nel ruolo di vicaria, e la viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde. E tre uomini: il vicecapogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, il deputato Michele Gubitosa e il senatore Mario Turco. L’annuncio è arrivato nel corso dell’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari. Non sono mancati i malumori e gli interventi di critica. Quando nel pomeriggio i nomi hanno cominciato a circolare, c'era chi aveva minacciato di abbandonare l’incontro a metà per protesta.

E poi c'è l’esito delle amministrative, che pesa ancora, come è emerso da qualche intervento acceso, anche dell’ex ministro Vincenzo Spadafora, sembra. Pure la segreteria non convince tutti: gli «scontenti" chiedevano nomi «nuovi», che dessero il senso del rinnovamento, magari una squadra che non fosse composta di «fedeli» e con più donne: erano considerate papabili anche Chiara Appendino e Lucia Azzolina. Conte ha aperto l’incontro con un bilancio delle Comunali e tracciando la rotta delle alleanze. E ha assestato un colpo al progetto di Ulivo a cui sta lavorando il segretario del Pd Enrico Letta, che vorrebbe una coalizione che va da Matteo Renzi al M5s. Bene il dialogo con il Pd, ma non con Iv non con Calenda, ha detto Conte senza badare alla diplomazia. "Solleviamo Calenda dal dilemma e gli diciamo: forse non ti sei accorto che nessuno di noi si è mai dichiarato disponibile ad averti come alleato".

E poi, a Matteo Renzi, nemmeno citato con nome e cognome: «Non abbiamo nulla a che vedere con persone che, accecate dall’egolatria e dall’odio politico, sono andati in tv a parlare male del nostro Paese» durante la pandemia». L'analisi del voto è stata cruda: il risultato è «nel complesso deludente - ha detto Conte - Non possiamo assolverci, dobbiamo incassare questa lezione e decidere ciò che vogliamo fare, ciò che vogliamo essere e ciò che non vogliamo essere». Conte non ci sta a prendere per sé tutte le responsabilità. «Dobbiamo lavorare sui territori - ha spiegato - Non è il tempo delle lamentele del piangerci addosso, dobbiamo essere i primi a credere nella ripartenza del movimento». Il primo lavoro che lo impegnerà sarà calmare le acque nel Movimento, che sono agitate. Come ha dimostrato il braccio di ferro con il capogruppo alla Camera, Davide Crippa. Il suo mandato scade a inizio 2022, in concomitanza con l’elezione del presidente della Repubblica. E fra i "contiani" c'era chi auspicava un suo passo indietro. La mediazione è stata un anticipo di qualche settimana. Conte ha teso la mano. «Ringrazio Davide Crippa e Ettore Licheri, nei giorni scorsi abbiamo avuto un confronto per i tempi sul rinnovo dei direttivi, alla Camera la scadenza coincide con l’elezione del presidente della Repubblica, avevo chiesto che la scadenza fosse anticipata, il direttivo della Camera ci è venuto incontro e sono stati anticipati i tempi per non interferire con i tempi dell’elezione del presidente della Repubblica».

"Il sostegno a Draghi comporta un costo politico, ma è un impegno con italiani"

«Il movimento è generoso, il sostengo a Draghi comporta un costo politico che stiamo pagando responsabilmente e coscientemente, abbiamo preso un impegno con gli italiani, non con Draghi, per prima cosa con gli Italiani». Lo ha detto Giuseppe Conte intervenendo all’assemblea dei gruppi 5S. «Fin quando l’azione di governo perseguirà questi due obiettivi» mettere in protezione i cittadini e il pnrr «il nostro sostegno sarà leale e non ci interessano le variazioni del consenso, se l’obiettivo è far ripartire l’Italia e farla correre. Di certo questo non è un sostegno che nasce cieco e non muore cieco, non è un assegno in bianco».

 

 

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