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LA SCELTA

Sicilia, centrodestra: una giornata di straordinaria follia

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Una giornata di straordinaria follia. Il centrodestra diventa un nido di serpenti e il vertice che avrebbe dovuto ufficializzare il nome del candidato alla guida della Regione, si trasforma in una resa dei conti senza esclusione di colpi bassi.
Sembrava che l’asse Forza Italia-Lega, spalleggiato dagli autonomisti di Lombardo e dal silenzio complice dell’Udc, avesse trovato un varco per imporre l’ex ministra di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo. Tanto che era stato lo stesso Musumeci a fare un passo indietro: «Basta con questo interminabile mercato nero dei nomi. Cercatevi un candidato che risponda alle vostre esigenze. Mi rendo conto di essere un presidente scomodo. Ringrazio di vero cuore Giorgia Meloni e Ignazio La Russa per il convinto e tenace sostegno datomi. Torno a fare il militante».

E così i tifosi  maldestri si erano premurati a intonare l’inno alla nuova “regina”, con toni apologetici e trionfanti, convinti che la Prestigiacomo avesse ormai la nomination in tasca. Poi però è arrivata la doccia gelata. Giorgia Meloni rovescia il tavolo e boccia senza appello Stefania Prestigiacomo: «Abbiamo sempre difeso l’unità del centrodestra e continueremo a farlo, anche in Sicilia, dove il candidato migliore per noi rimane Nello Musumeci. Una cosa, però, non ci si può chiedere: sostenere un candidato che saliva sulla Sea Watch con il Pd».


Un tagliafuori che sbarra la strada a Stefania Prestigiacomo e mette il centrodestra davanti al bivio: percorrere la terza via,    trovando la convergenza su un altro candidato, o marciare divisi alle elezioni. Non è esclusa l’ipotesi di ripescare Musumeci. Appare invece fuorigioco l’ex ministra di Forza Italia: il veto di Giorgia Meloni  non è negoziabile.  Dopo un assedio durato mesi, sotto il tiro del “fuoco amico”, Nello Musumeci esce sbattendo la porta. Ma si riaffaccia alla finestra. Perché lo spettacolo (avvilente) è ancora in corso.

Ieri il vertice romano del centrodestra ha scaricato sul tavolo tutte le convulsioni che da mesi covavano in una coalizione senza bussola, dilaniata dalle faide interne. Gianfranco Miccichè, il più accanito picconatore, spalleggiato dalla Lega, era pronto alla bicchierata, ma la bottiglia di champagne è rimasta in frigo, rimpiazzata da una tisana rilassante.
 Il dominus di Forza Italia in Sicilia in questa legislatura si è mosso per demolire e delegittimare il suo rivale storico. Cinque anni fa Musumeci era riuscito a superare il campo minato di Miccichè e a strappare la candidatura. Poi la legislatura è maturata in un clima corrosivo, tra veleni e diffidenze.  Una convivenza mefitica sfociata nella resa dei conti.  Oggi il centrodestra riproverà a trovare l’intesa. Ma sarà difficile rimuovere le tossine che hanno segnato la giornata di ieri. E a questo punto neanche i sondaggi più promettenti potranno garantire che sarà una passeggiata.

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