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Migranti, Salvini: su solidarietà l'Europa batta un colpo. Open Arms: stretta preoccupante

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Matteo Salvini

«Visto che tutti si riempiono la bocca della parola solidarietà europea, vediamo di applicarla. Ormai l’hanno detto anche il Papa e Mattarella, l’Europa batta un colpo». Lo ha detto il leader della Lega e ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini a margine della sua visita a Eicma, alla fiera d Milano Rho, commentando le politiche del governo sui migranti. «Se nel corso di quest’anno fra le decine di migliaia, ormai siamo quasi a 90 mila, di immigrati arrivati in Italia la famosa solidarietà europea ne ha collocati 117 negli altri paesi, dove sta? - ha concluso -. Non può essere tutto sulle spalle di Italia, Spagna, Grecia o di Malta e Cipro. L’Europa è tutta Europa».

Salvini ha poi detto di essere «orgoglioso di quello che sta facendo il governo da tutti i punti di vista. Sono in totale sintonia con quello che il premier Meloni e il ministro Piantedosi stanno portando avanti. Conto che l’Europa faccia la sua parte», ha aggiunto. A chi gli ha chiesto come si esce dalla tensione con la Francia, Salvini ha risposto: «Con il buonsenso. Se pensano di farci litigare hanno sbagliato a capire. Mi dispiace che l’opposizione tifi contro l’Italia», ha concluso.

La posizione di Open Arms

Open Arms, in merito a un’eventuale stretta del governo Meloni sulle ong che salvano i migranti in mare, ha dichiarato all'Ansa che «l'ipotesi che il nuovo governo ripristini il decreto sicurezza nella sua formulazione originaria, ci sembra preoccupante. Questa non è in nessun modo una soluzione per la gestione dei flussi, ma come sempre la maniera per colpire le navi umanitarie attraverso una campagna di discriminazione che utilizza i corpi di uomini, donne e bambini vulnerabili i cui diritti vengono continuamente violati. Ostacolare il lavoro umanitario è, ancora una volta, uno strumento di propaganda che non dà alcuna risposta a un fenomeno strutturale che va gestito con responsabilità. Proprio ieri eravamo a Lampedusa a commemorare un bimbo di soli sei mesi, una delle tante vittime di questa politica discriminatoria. Ricordiamo inoltre che nel 2019 l’ex ministro Salvini ci aveva già provato e oggi è a processo per sequestro di persona, la prossima udienza sarà il 2 dicembre».

I decreti di quando Salvini era vicepremier

Due decreti in poco meno di nove mesi, quando il governo era gialloverde e il ministro dell’Interno, e vicepremier, era Matteo Salvini. Due provvedimenti per contenere, tra gli altri, il fenomeno delle migrazioni e le attività delle numerose organizzazioni che operano nel Mediterraneo. La 'sicurezza' del leader della Lega passava per il mare e i porti chiusi, per le maximulte alle navi delle ong e la revisione delle norme sulla protezione internazionale. Strette severe che hanno portato a diversi interventi della Consulta e lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad inviare, prima di firmare il cosiddetto 'sicurezza bis', una lettera al governo in cui ribadiva che il salvataggio dei migranti «rimane un dovere».

Che il tema dei migranti fosse in cima alla lista del programma del neo-insediato governo Conte era chiaro sin dall’inizio. E’ il 24 settembre 2018, sono passati appena 115 giorni dal travagliato giuramento del nuovo esecutivo quando il consiglio dei ministri dà il via libera al primo decreto sulle «disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione», immediatamente denominato proprio 'decreto Salvini'. Una sorta di 'prova generale' di quello che sarà, qualche mese dopo, il più stringente 'Sicurezza bis'. I 40 articoli del decreto prevedevano un giro di vite sui permessi di soggiorno con l’abrogazione di quelli concessi per motivi umanitari, sostituiti dai 'permessi speciali' in base a sei fattispecie, come sfruttamento, motivi di salute o calamità nel Paese di origine. Prevista anche la sospensione della domanda d’asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado, nonché la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per alcuni tipi di reati. Il decreto disponeva poi la revoca della cittadinanza italiana a carico dei condannati per reati di terrorismo nonché l’estensione del tempo di permanenza nei Centri per il rimpatrio, i cosiddetti Cpr, per facilitare l’espulsione degli irregolari.

La rotta del governo gialloverde viene confermata il 14 giugno 2019 quando l’esecutivo approva il secondo dei decreti voluti da Salvini, il cosiddetto 'Sicurezza bis'. La conversione in legge e la conseguente firma del presidente Mattarella arriveranno solo ad agosto, con due pesanti rilievi mossi dal Colle. Il senso della lettera inviata dal capo dello Stato a governo e Parlamento era che l’obbligo dei naviganti di salvare i naufraghi rimane un dovere imprescindibile. Il decreto, infatti, consentiva al ministro dell’Interno di «limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale» per motivi di sicurezza. Un divieto che poteva costare alle ong non solo maxisanzioni fino a un milione di euro ma anche il sequestro della nave stessa.

Sulle norme si è pronunciata più volte, tra il 2019 e il 2020, la Corte Costituzionale, prima per bocciare l’esclusione dell’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo. Un provvedimento che, scriveva la Consulta, viola la «pari dignità sociale». Un altro stop era arrivato ai cosiddetti 'superprefettì, spiegando che non avrebbero potuto sostituire i sindaci in quanto la norma era lesiva delll'autonomia degli enti locali. Con la crisi di governo, e il nuovo esecutivo guidato da M5S e Pd, si riapre la discussione sui decreti sicurezza che vengono limati e modificati dal nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Tra i nuovi provvedimenti viene reinserito il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma viene anche stabilito il divieto di espulsione degli stranieri in gravi condizioni di salute. Abolite anche le sanzioni amministrative per le navi che compiono operazioni di soccorso in mare e il loro sequestro.

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