Domenica, 05 Febbraio 2023
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IL CASO

Manovra, approvato emendamento da mezzo mln per errore. Serve un nuovo voto in Senato

Non proprio «buona la prima». La maggioranza non fa in tempo a festeggiare la chiusura, condita da ritardi e polemiche, della sua prima manovra in commissione che il testo già deve tornare indietro. C'è un buco, rilevato dagli uffici, causato da un emendamento approvato nella notte che puntava a dare ossigeno ai conti dei Comuni che però risulta senza copertura. Approvato per errore dicono tutti. Un errore da quasi mezzo miliardo che, peraltro, farà rallentare ancora - di poco assicurano dalla maggioranza - il primo ok dell’Aula di Montecitorio, già slittato di fatto alla Vigilia di Natale.

Già è successo innumerevoli volte che provvedimenti approvati in fretta abbiano avuto problemi nel vaglio della Ragioneria. E la prima manovra firmata da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti alla fine non fa eccezione. Certo, l’iter è stato inevitabilmente compresso a causa del passaggio di testimone col governo Draghi in autunno. E complicato dalla gestazione delle modifiche su cui si è consumato più di uno scontro sia con le opposizioni sia tra i partiti della maggioranza. I soldi a disposizione per le richieste parlamentari erano pochi - 400 milioni, la metà utilizzati nel maxi-pacchetto di modifiche proposte dal governo - e le istanze che hanno trovato posto, alla fine, come sempre moltissime. Anche se per la maggior parte di modesta entità. Per accontentare il più possibile le forze politiche si sono così aumentate ad esempio le pensioni minime, ma solo per gli over 75, o è arrivata la possibilità di rinegoziare il mutuo, ma solo fino a 200mila euro e con tetto Isee. Strumento che alla fine è stato introdotto, insieme al voto alla maturità, per sostituire la 18app con la nuova carta giovani, che tanto ha fatto infuriare Matteo Renzi. Ma le risorse non sono cambiate, non ci sono «tagli», replica il Mef rispondendo alle critiche del leader Iv, e l’anno prossimo la card «sarà assegnata ai nati del 2004 con le risorse già impegnate nel 2022».

Restano anche gli strascichi della lite più forte, quella sullo scudo penale per i reati tributari da abbinare alla pace fiscale. Francesco Paolo Sisto, il viceministro di Fi che per primo aveva reso pubblica l’intenzione di intervenire, difende la bontà di una scelta che «non era un condono» e su cui anche il Mef aveva lavorato «con il viceministro Leo». Tanto che tra i parlamentari di maggioranza non si esclude che un intervento arriverà, anche se è difficile, dopo il polverone che ha sollevato la sola idea di mettere mano alla materia, che le misure possano essere ripresentate, magari per decreto, in tempi brevi. Intanto, il ragionamento che fanno ai piani alti del governo, bisogna portare a casa la manovra risolvendo l’impiccio dell’emendamento sui comuni. Il Pd, che lamenta la mancata revisione di Opzione donna, fa sapere di non avere avuto alcuna parte nella comparsa di un emendamento che sì, faceva parte del pacchetto iniziale di proposte, sulla scia delle richieste dell’Anci, ma non era nemmeno «tra i segnalati». Il testo sarebbe ricomparso, la ricostruzione che si fa alla Camera e su cui di fatto tutti concordano, per un «errore materiale», la lettura «sbagliata» del numero dell’emendamento rientrato senza volontà di alcuno e che, quindi, avrebbe sostituito secondo i Dem qualche altra proposta, probabilmente di Fdi, che alla fine invece non ha trovato posto in manovra. La Ragioneria chiederà lo stralcio dell’emendamento scoperto - su cui nessuno si aspetta problemi - ma sta passando al vaglio le centinaia di proposte approvate nella maratona notturna, con un occhio particolare alle proposte che non erano tra quelle segnalate e che quindi non sono state valutate preventivamente. E quello che non rientrerà nel tesoretto parlamentare sarà inevitabilmente cassato.

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