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Coronavirus: il vaccino monodose Johnson & Johnson sarà prodotto anche in Italia

Buone notizie per la lotta al Covid in Italia e nel mondo: una produzione di vaccini contro il coronavirus che parte dal New Jersey e arriva in Belgio, passando dall’Olanda e dall’Italia. E’ la rete industriale su cui poggia la Johnson & Johnson, il terzo gruppo farmaceutico pronto con il vaccino monodose anti Covid. Ieri negli Stati Uniti è arrivato il via libera dell’Fda (Food and Drug Administration). Il quartier generale è a New Brunswick, nella piana industriale dello Stato del New Jersey, a meno di 80 chilometri da New York, ma è tra Massachusetts e Europa che il vaccino è nato. Tre sono i luoghi chiave: il centro di ricerca Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dove i ricercatori hanno lavorato in sinergia con quelli del centro vaccini Janssen Pharmaceutical di Beerse, in Belgio, e del Centro biologico Janssen di Leiden, in Olanda, a cinquanta chilometri da Amsterdam. In questo triangolo si sono concentrate le tre fasi obbligatorie di sperimentazioni del vaccino sui volontari. Ma la seconda fase, quella operativa, ha visto l’allargamento della rete di produzione.

Per aumentare la produzione l’azienda americana ha stretto dal 2020 una partnership con la Catalent, che ha sede in New Jersey. L’accordo prevede che una parte della produzione dei vaccini venga fatta in Usa e in Italia, nello stabilimento di Anagni della Catalent, in provincia di Frosinone. Un altro accordo, per la produzione quinquennale di vaccini, è stato siglato con la Emergent BioSolutions, i cui stabilimenti si trovano in Maryland. La società farmaceutica francese Sanofi ha inoltre offerto a J&J il proprio stabilimento di Marcy l’Etoile per la produzione del vaccino Janseen (controllata J&J) ad un ritmo di 12 milioni di dosi al mese. Un quarto vaccino potrebbe arrivare a breve: Sanofi e GlaxoSmithKline hanno annunciato la sperimentazione su 720 adulti. Se la risposta sarà incoraggiante, le prime dosi potrebbero essere disponibili da ottobre.

L'efficacia del vaccino Johnson & Johnson

Il vaccino anti-Covid monodose della Johnson&Johnson fornisce una protezione forte contro il virus e può ridurre il contagio dalle persone vaccinate. Lo afferma la Food and Drug Administration in una nuova analisi postata online e riportata dai media americani. Il vaccino ha il 72% di efficacia negli Usa e il 64% in Sudafrica.

Ema: J&J in dirittura arrivo, forse entro 15 marzo

«Il vaccino di Johnson&Johnson è in dirittura d’arrivo e nei primi 15 giorni di marzo potrebbe arrivare la decisione dell’Ema, ci sono poi i vaccini Curevac e Novavax che hanno iniziato il loro iter autorizzativo con le rolling reviews, si stanno infatti fornendo i dati ed hanno attivato procedura, l’autorizzazione potrebbe arrivare dopo pasqua o giù di lì». Lo ha detto Armando Genazzani, professore di Farmacologia all’Università del Piemonte Orientale, membro del Chmp di Ema e nella commissione tecnico scientifica di Aifa, a Radio 24. Per il vaccino russo «vi sono degli incontri in corso ma non è ancora cominciato l’iter autorizzativo formale per il Sputnik- V» dice.

«Prima di iniziare bisogna controllare i siti produttivi che non sono dentro la Comunità europea, è una cosa che si fa con tutti i vaccini, che siano in Russia, negli Stati Uniti o nel resto del mondo, quindi siamo ancora in fase preliminare non di sottomissione del dossier». E in merito al dibattito sulla singola dose per chi ha già avuto virus: «Ci sono dati, non ancora completi, che stanno suggerendo questa strategia». Invece per chi non ha avuto il virus l’uso di una sola dose, conclude Genazzani «non è autorizzata, sono autorizzate le due dosi, a distanza di tre mesi per Astrazeneca e 21 giorni per gli altri due vaccini (Moderna e Pfizer)». «In una fase complicata di una pandemia si può dunque immaginare di coprire tutti parzialmente invece che la metà meglio». Ma questo per AstraZeneca la cui seconda dose va somministrata dopo 3 mesi.

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