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CORONAVIRUS

Un paziente guarito su otto ha il long Covid: quali sono i sintomi, durata e terapia

Almeno un paziente su otto che guarisce dal coronavirus continua a manifestare almeno un sintomo del long covid. Sono le risultanze di uno studio pubblicato sull'ultimo numero di Lancet.

Almeno un paziente su otto che guarisce dal coronavirus continua a manifestare almeno un sintomo del long covid. Sono i risultati di uno studio pubblicato sull'ultimo numero di Lancet.
Nella maggior parte dei casi si tratta di dolori al petto, di difficoltà respiratorie, dolori muscolari, perdita di gusto e olfatto ed uno stato di generale spossatezza. Ma, secondo gli autori, in futuro saranno presi in esame anche i casi di conseguenze di carattere psicologico e mentale.

Stanchezza e mal di testa i principali sintomi del long Covid

Stanchezza e mal di testa sono i sintomi più comuni riportati dai pazienti a più di quattro mesi dal Covid-19. Altri sintomi persistenti, dolori muscolari, tosse, alterazioni dell’olfatto e del gusto, febbre, brividi e congestione nasale. A rilevarlo, gli scienziati del Medical College of Georgia negli Usa in uno studio appena pubblicato sulla rivista «ScienceDirect».
«Ci sono molti sintomi di cui non sapevamo all’inizio della pandemia, ma ora è chiaro che esiste una sindrome di long Covid e che molte persone ne sono affette», spiega Elizabeth Rutkowski, neurologo e autrice dello studio che riporta i risultati preliminari dei primi 200 pazienti 'arruolatì nel Covid-19 Neurological and Molecular Prospective Cohort Study in Georgia, o CONGA, reclutati in media 125 giorni dopo essere risultati positivi al Covid-19. CONGA è stata fondata all’MCG all’inizio della pandemia, nel 2020, per esaminare la gravità e la longevità dei problemi neurologici e ha iniziato a iscrivere i partecipanti a marzo 2020, con l’obiettivo finale di reclutare 500 persone in cinque anni. L’80% dei primi 200 partecipanti ha riportato sintomi neurologici con affaticamento, il sintomo più comune, segnalato dal 68,5%, e mal di testa, vicino al 66,5%. Poco più della metà ha riportato cambiamenti nell’olfatto (54,5%) e nel gusto (54%) e quasi la metà (47%) ha palesato un lieve deterioramento cognitivo, con il 30% che dimostrava un vocabolario alterato e il 32% una memoria di lavoro ridotta. Il 21% ha riportato confusione mentre l’ipertensione è stata la condizione medica più comune segnalata dai partecipanti oltre all’incontro con Covid-19.

Il 25% ha riscontrato depressione e diabete, obesità, apnea notturna

Nessun partecipante ha riferito di aver avuto un ictus, debolezza o incapacità di controllare i muscoli coinvolti nel parlare e i problemi di coordinazione sono stati alcuni dei sintomi riportati meno frequentemente. Il 25% ha riscontrato depressione e diabete, obesità, apnea notturna. L’anemia e una storia di depressione erano associate al 18% che soddisfaceva i criteri oggettivi per l’ansia.
I primi iscritti erano in gran parte donne, il 35,5% uomini. Avevano una media di 44,6 anni, quasi il 40% era nero e il 7% era stato ricoverato in ospedale a causa del Covid-19. I partecipanti neri sono stati generalmente colpiti in modo sproporzionato, affermano gli investigatori. Il 75% dei partecipanti neri e il 23,4% dei partecipanti bianchi hanno soddisfatto i criteri per un lieve deterioramento cognitivo. I risultati probabilmente indicano che i test cognitivi valutano i diversi gruppi etnici in modo diverso. E i fattori socioeconomici, psicosociali (problemi familiari, depressione e abusi sessuali) e di salute fisica in genere possono influenzare in modo sproporzionato gli individui neri, scrivono i ricercatori. Potrebbe anche significare che i test cognitivi possono sovrastimare il danno clinico nelle popolazioni svantaggiate.

Sintomi neuropsichiatrici nella fase acuta dell’infezione

I sintomi neuropsichiatrici si osservano nella fase acuta dell’infezione, ma è necessaria una caratterizzazione accurata di come si evolvono nel tempo. E in particolare per alcuni individui, persistono. Anche alcuni individui precedentemente in piena attività, che normalmente lavoravano 80 ore a settimana e facevano esercizio quotidianamente, potrebbero trovarsi in grado di essere in forma solo per circa un’ora al giorno e stare a letto il resto, dice Rutkowski.
Almeno parte del motivo per cui si ritiene che SARS-CoV-2 abbia un impatto così ampio è che è noto che il virus si attacca all’enzima di conversione dell’angiotensina-2, o ACE2, che è pervasivo nel corpo. Rutkowski osserva che i risultati del loro studio potrebbero essere in qualche modo distorti verso alte percentuali di sintomi in corso perchè lo studio probabilmente sta attirando un’alta percentuale di individui con preoccupazioni per i problemi in corso.

Terapia a base di L-Arginina e Vitamina C

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l'ha definita ufficialmente "post Covid-19 condition", condizione di persistenza di segni e sintomi che continuano o si sviluppano oltre le 12 settimane dal termine della fase più grave della malattia. Tosse persistente, difficoltà a respirare, stanchezza o debolezza muscolare anche a guarigione avvenuta, fanno parlare di Long Covid, come ha spiegato l’Istituto Superiore di Sanità. Secondo le stime a soffrirne è un paziente su tre. Lo studio "Combining L-Arginine with Vitamin C Improves Long-Covid Symptoms: The Nationwide Multicenter Lincoln Study" recentemente pubblicato sulla rivista Pharmacological Research (IF 10.334) ha dimostrato l’efficacia della terapia a base di L-Arginina e Vitamina C nel miglioramento dei sintomi del Long Covid su 1.390 pazienti selezionati su tutto il territorio nazionale.

Il trattamento ha ridotto in maniera significativa tutti i sintomi valutati

Il trattamento ha ridotto in maniera statisticamente significativa tutti i sintomi valutati, con particolare riferimento all’affaticamento cronico (astenia), dispnea e percezione soggettiva della tolleranza allo sforzo. L'analisi, coordinata da Bruno Trimarco, è stata realizzata dal consorzio Itme (International Translational Research and Medical Education), creato dall’università Federico II in collaborazione con l’Albert Einstein Institute of Medicine di New York con Gaetano Santulli, cardiologo esperto di endotelio e l’importante coinvolgimento di Damor, storica azienda farmaceutica napoletana. Le cause delle manifestazioni durature del Long-Covid non si conoscono. La malattia, nei casi più gravi, può innescare una forte risposta infiammatoria in grado di dar vita a fenomeni di trombosi. Oltre a rappresentare un rischio nella fase acuta dell’infezione, questi, diffusi soprattutto con le prime varianti e senza la protezione garantita dai vaccini, possono aver lasciato il segno sugli organi colpiti. Un aspetto, unito a una possibile reazione autoimmune indotta dal virus, rientra tra i principali indiziati alla base del Long-Covid.

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