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Sanremo, "Regina" canta che "Diversità è ricchezza": parola del siciliano Davide Shorty

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Da Palermo a Londra al mondo. Davide Shorty

Regina” è Celine. Celine è la donna che ha ispirato Davide Shorty. Davide Shorty è il cantautore della canzone che ieri sera lo ha portato all’Ariston, in gara tra le otto Nuove Proposte (e in finale). Un palco su cui è salito da vincitore del Lunezia, la medaglia al valore del testo. Una «grandissima lusinga» per uno che dà «peso alle parole, perché servano la musica come la musica fa con le parole». “Regina” come l’abbiamo sentita è una produzione di Tommaso Colliva («eccellenza italiana ed essere umano straordinario»). Il sound è l’originale, ripulito, svuotato. La scelta di Carmelo Patti nell’arrangiamento gli ha dato l’abito di gala.


«Non pretendo di essere bandiera – ci aveva confessato Davide Shorty alla vigilia di Sanremo Giovani – andrò al Festival a rappresentare la buona musica». Fiat.

Ha cantato di una donna, che ha dovuto «imparare a lasciare andare». Della sua chiave di volta, di quando l’ha potuta ritrovare e, in un’altra forma, continuare ad amare. Di una famiglia (quella dei suoi amici più cari, gli stessi della sua band super meridionale) “sociale”. La stessa che gli è mancata di più «in quest’anno singolare, senza interazioni materiali… ma con quella comunanza che l’umanità non potrà mai perdere senza rinnegare se stessa».


Ha detto di quella sua natura contaminata, da siciliano di Palermo, partito dalla sua Isola in cerca di «connessioni umane» e approdato in quella Londra che tanto gli assomiglia. Undici anni fa. «fusion.». Come il titolo del suo ultimo disco. Ci sarà dentro anche “Regina” e si scrive tutto minuscolo «perché è pacato, non è urlato in faccia come il maiuscolo, si legge a bassa voce, agevola la comunicazione…. mette tranquillità».

Col punto finale, come se non ci fosse «niente da aggiungere, nessun bisogno di spiegazioni». La versione totale sarà fuori il 30 aprile, il 5 marzo invece uscirà «fusion a metà.». Con 7 brani, «non vedevo l’ora di buttare fuori il disco ma non l’ho ancora finito. Questa parte è pronta e non me la posso più trattenere». «Fusion è il riflesso di quello che sono. Non è genere musicale, ma fusione di culture, sonorità, generi, emozioni. La diversità come ricchezza, celebrata sempre». È un album che «non pensa a chi lo dovrà ascoltare, è uno sfogo». «fusion.» come lui: un artista che si condivide, che unifica e aspira.

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