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L'ARISTON

La scenografia di Sanremo 2022: un restyling del classico, tra l'omaggio al varietà e il futuro

Forme curve, accoglienti. Riscoperta del bianco, materiali tridimensionali traforati, sipario rivisitato superleggero e trasparente, davanti al boccascena. Ridotti, inoltre, i metri quadri di ledwall a favore della costruzione scenica e delle luci

Il lavoro per la realizzazione è cominciato lo scorso ottobre: tutta la scenografia è stata costruita a Roma per poi essere smontata e rimontata a Sanremo, da dicembre, come un gigantesco puzzle tridimensionale: "E' stato un grande impegno ingegneristico - concludono gli scenografi - realizzato con il contributo di una squadra eccezionale di professionisti con i quali abbiamo lavorato fino al millimetro per valorizzare al massimo questo Festival di Sanremo".

Tra passato e futuro: strizza l'occhio al mondo del varietà, ma rivisitandolo, la scenografia che Gaetano e Maria Chiara Castelli - lui alla sua ventesima "firma" al Teatro Ariston, lei all'ottava - hanno disegnato per il Festival di Sanremo 2022. "Quando abbiamo incontrato Amadeus ad agosto - ricordano - ci ha chiesto di mantenere la scala e la posizione dell'orchestra, con gli opportuni distanziamenti, ma di immaginare qualcosa di diverso, un disegno tra passato e futuro.

Niente vintage, però: piuttosto, come proposto da Amadeus, un 'restyling' del classico. Così ci siamo ispirati alle scenografie più 'tradizionali' a partire dalla riscoperta del colore bianco, con materiali tridimensionali traforati, e abbiamo rivisitato un elemento come il sipario, rendendolo superleggero e trasparente, davanti al boccascena. Abbiamo ridotto, inoltre, i metri quadri di ledwall a favore della costruzione scenica e delle luci.

Quanto alla tecnologia, non viene eliminata del tutto, ma farà la sua comparsa in tre grandi ellissi di sei e nove metri, tutte rivestite di luci e motorizzate, in grado di offrire al regista Stefano Vicario e al direttore della fotografia Mario Catapano una grande versatilità scenica e possibilità di movimento quasi infinite".


A dominare la scenografia sono le forme curve, per creare una prospettiva che sia - spiegano Gaetano e Maria Chiara Castelli - "profonda e accogliente: in qualche modo, una sintesi tra le scenografie dei due Festival precedenti di Amadeus e abbiamo voluto, con queste forme, esprimere anche la speranza che quell''astronave' disegnata lo scorso anno sia finalmente giunta in un luogo dal quale ripartire tutti".

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