
«Questa volta è l’ultima... ma tanto lo dico da quattro anni...». Nostalgia negli occhi, ma un ghigno in volto di chi sa che difficilmente riuscirà a fare a meno di essere qui all’Ariston anche il prossimo anno. Originario di Aspra, frazione di Bagheria, 73 anni, Pippo Balistreri dal 1981 è direttore di palco del Festival. Ogni anno lascia la sua Sicilia per una settimana per entrare nella centrifuga di Sanremo. Intere giornate a verificare che tutto sia al posto giusto, che tutto fili liscio. La mattina e il pomeriggio le prove, poi la sera lo spettacolo.
Un album di fotografie con centinaia di pagine. Chissà lì dietro quante ne avrà viste in questi anni?
«Sono talmente tante che faccio fatica a sceglierne una in particolare. Certamente sono state davvero tante le cose che ho dovuto affrontare. Ma sono qui e quindi vuol dire che il mio lavoro è stato apprezzato».
La aiutiamo noi, con un ricordo. Nel 1984 c’erano i Queen e li fecero cantare in playback. Si racconta che Freddie Mercury fosse molto nervoso.
«È vero. Ci furono trattative per tutto il pomeriggio perché loro volevano cantare dal vivo. Ma non ci fu nulla da fare e lui non la prese affatto bene. Durante l’esibizione fece di tutto per far notare che era in playback allontanando il microfono dalla bocca».
Ce ne racconti un altro.
«Ricorderete Cavallo Pazzo, era il 1992. Nel pomeriggio la polizia ci aveva detto di stare attenti a questo signore, c’erano state date anche delle foto. Ma nel caos della finale Mario Appignani riuscì a sedersi in terza fila e poi a salire sul palco. Corsi subito a bloccarlo assieme agli uomini di Pippo Baudo e nella concitazione fui colpito. Cose che capitano. E poi nel 1995 il disoccupato che salì sulla balconata, minacciando di buttarsi di sotto. Pippo fu bravissimo a convincerlo. Poi andammo tutti nel camerino e ci chiese di dare una mano a quell’uomo con delle donazioni».
E di Morgan e Bugo che ci dice?
«Durante la prima prova Morgan era scontento dell’arrangiamento e aveva deciso di farne un altro, ma gli orchestrali si rifiutarono perché lo ritennero incomprensibile. Poi la tensione tra i due salì, il resto lo sapete».
E in questo Festival cosa non è andato?
«Vabbé lo avete visto, dispiace che Bresh e De Andrè abbiano dovuto ripetere la canzone tre volte. Prima il microfono, poi il bodypack scivolato a De Andrè».
Ha lavorato con tantissimi presentatori. Quello che ha preferito?
«Mi sono trovato bene con tutti e con molti sono ancora rimasto in contatto, siamo amici. Ma se devo dire un nome dico Pippo Baudo, senza ombra di dubbio il più grande».
Quest’anno il ritorno di Carlo Conti. Le differenze con Amadeus?
«Cominciamo a dire che secondo me non è una questione di differenze. Ormai è il pubblico a fare la differenza, più andiamo avanti più il pubblico vuol vedere il Festival di Sanremo per le sue canzoni, per ciò che rappresenta. Un momento di aggregazione nazionale. Carlo Conti è stato bravo a prendere quello che funzionava di Amadeus e ci ha messo del suo. È un festival con tanta melodia e questo personalmente è bello: io credo che sia uno delle componenti di questo successo».
Pippo Balistreri ha un passato come disc jockey negli anni Settanta nelle discoteche siciliane. Per chi fa il tifo stasera?
«Spero vinca Giorgia, è quella che canta meglio, quella che sa usare benissimo la sua voce. Credo che siano pochi quelli intonati come lei».
E allora ci siamo, ormai è fatta?
«Fino a quando non è finito tutto io sono sempre preoccupato. Può accadere l’imprevisto. Poi domani prendo l’aereo per tornare nella mia Sicilia».

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