Mercoledì, 01 Febbraio 2023
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IL RAPPORTO

Gli italiani preferiscono andare a piedi e in bici, in calo l'uso delle auto

Gli italiani riscoprono i piedi e i pedali per muoversi: sono meno inquinanti e meno costosi. Dopo anni imbottigliati in auto guardano anche con maggior attenzione ai servizi pubblici (bus, metro) e, pur continuando a comprare macchine tendono a tenerle in garage o al limite ad organizzarsi con un passaggio da un amico. Le nuove tendenze della mobilità nella Penisola sono illustrate nel 15/mo Rapporto sulla Mobilità degli Italiani che, realizzato in collaborazione con Asstra, Anav e Agens, sarà presentato domani alla Camera nell’Aula dei Gruppi Parlamentari.

Dal rapporto risulta infatti che l’impennata della mobilità attiva (quella non motorizzata) ha drenato spostamenti soprattutto all’auto, incrinandone il tradizionale «quasi monopolio» nelle preferenze dei connazionali. Infatti la quota modale delle «quattro ruote» scende nel 2017 al 58,6% dal 65,3% del 2016 (quasi 7 punti in meno), riallineandosi ai valori di inizio millennio. Si tratta in ogni caso ancora di un dato 'importante' riguardando oltre la metà dei cittadini italiani motorizzati.

Intanto gli spostamenti a piedi sono balzati dal 17,1% del totale nel 2016 al 22,5% nel 2017, così come la quota modale della bicicletta ha superato per la prima volta il 5% (5,1%, quasi due punti in più rispetto al 2016). Il trasporto pubblico nel suo insieme (autobus urbani e di lunga percorrenza, treni, metro, tram, sharing mobility ecc.) ha registrato un leggero incremento passando dal 6,6% del 2016 al 7% del 2007. Resta un quadro ancora 'preoccupante' su motorizzazione e sicurezza.

Nonostante gli italiani usino meno l’auto il tasso di motorizzazione cresce a 63,7 auto ogni 100 abitanti contro 62,5 del 2016. Il parco autovetture circolante in Italia nel 2017 ha avuto un incremento del 1,8% rispetto al 2016. Cioè più italiani hanno l’auto ma, appunto, la usano meno. Un effetto negativo di questa incessante crescita del tasso di motorizzazione, soprattutto negli ultimi anni, è l’aumento della quota di autovetture vecchie: la quota di veicoli con anzianità superiore ai 15 anni era pari al 16,1% nel 2000, è salita al 18,7% dieci anni dopo e nel 2017 è balzata al 30,6%.

È vero che si tratta per lo più di secondi mezzi in famiglia ma se persiste la tendenza alla bassa sostituzione dei veicoli più vecchi, i problemi di inquinamento e sicurezza difficilmente potranno essere mitigati. Di contro però, l’incidenza di motori meno inquinanti raddoppia: gli Euro 5 o superiori passano dal 15,3% del 2013 al 27,4% del 2016 e al 32% del 2017. Sempre in ambito di mobilità privata i dati testimoniano che la battaglia sulla sicurezza stradale si sta decisamente perdendo, nonostante qualche piccolo successo.

Nel 2017 il numero complessivo di incidenti stradali, pari a 246.750, è leggermente diminuito rispetto all’anno precedente (-0,97%), ma sono aumentati i morti: 3.378, ovvero 95 in più rispetto al 2016. L’indice di mortalità rimane stabile a 1,9 decessi ogni 100 incidenti, una soglia che di fatto non si è più abbassata dal 2010, dopo la rapida discesa di inizio millennio (2,6 nel 2002).

«Nel Paese si stanno affermando nuovi stili di mobilità dei cittadini, più maturi e consapevoli, che aprono scenari di grandi opportunità per la crescita dei mezzi di trasporto più sicuri, decongestionanti e a basso impatto. - spiega Carlo Carminucci, direttore della Ricerca Isfort - Occorre tuttavia che i servizi di trasporto offerti siano integrati, flessibili e innovativi, in grado cioè di soddisfare una domanda sempre più esigente e personalizzata. E occorre che le politiche pubbliche accompagnino questo processo con misure di mitigazione dell’uso dell’auto, a favore della sicurezza e a sostegno delle soluzioni di mobilità sostenibile».

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