Venerdì, 30 Ottobre 2020
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CORONAVIRUS

Un piccolo virus costringe scienza e tecnologia al bagno di umiltà

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Dalla epidemie narrate nella Bibbia a quella di Atene (430-426), alla pesti di Roma e Costantinopoli, alla peste nera (1347-1351) che invaderà l'Europa uccidendo intorno al 30 per cento della sua popolazione (25 milioni di persone), alle pandemie secentesche e di vaiolo nel Sette-Ottocento in Europa e alla terza pandemia nel continente asiatico alla fine del XVIII secolo, responsabile di milioni di morti, fino alla spagnola degli inizi del secolo scorso che provocò più vittime della prima guerra mondiale, le epidemie nel passato hanno determinato conseguenze demografiche gravissime, lasciando effetti importanti nella società, nell'economia ma anche nella cultura e nella letteratura: dall'Iliade alla Bibbia, dal Decamerone ai Promessi Sposi fino ad Albert Camus.

Oscuro e pestifero morbo, inappellabile sentenza imposta dal fato o espressione del castigo divino per i peccati dell'umanità, il contagio subisce una sorta di laicizzazione con Galeno e viene attribuito alla corruzione dell'aria mentre dal Tardo medioevo, si assoceranno pure considerazioni astrologiche.

Occorrerà attendere il Settecento per vedere una prima rarefazione dei contagi, mentre iniziava quella marcia della scienza che, solo nel Novecento, avrebbe messo in opera su ampia scala strumenti, dai vaccini agli antibiotici, in grado di cambiare un corso prima ritenuto naturale. Il contagio così si va desacralizzando e viene derubricato a evenienza gestibile e trattabile: nuova occasione per la dimostrazione della potenza della scienza.

Nonostante non siano mancate, fino a pochi anni fa, epidemie con potenziali conseguenze disastrose, dalla Sars ad Ebola, la pandemia di coronavirus pare avere riportato indietro le lancette della storia, riesumando atteggiamenti dei secoli passati di fronte a un nemico di cui non conosciamo ancora le potenzialità distruttive.

Il virus sta mettendo a nudo i persistenti limiti delle nostre capacità nell'affrontare una situazione usuale nella storia dell'umanità. L'evolversi del contagio rischia inoltre di riesumare tutti quei fantasmi sociali, che hanno accompagnato da sempre le epidemie e di cui le descrizioni letterarie danno convincenti attestazioni.

Un'occasione per guardare con occhi diversi ad altre epoche della storia che, nella coscienza comune risultano ancora epoche buie e superstiziose, solo perché non toccate dal divino soffio della scienza e del mercato.

Così il morbo rinvia a data da destinarsi, quella imminente divinizzazione dell'uomo che ci veniva propinata come dietro l'angolo, riducendo le distanze fra la scienza e altre forme intellettuali ed emozionali proprie dell'umano: dall'arte, alla letteratura, dalla musica alla poesia e, persino, alla religione che riguadagnano diritto di parola, come il comune buon senso nei comportamenti, a definire l'insieme di una condizione umana non circoscrivibile nei paradigmi tecnici ed economici, comunque inafferrabile con la sola genetica, i processori di ultima generazione, le reti ad altissima velocità e la cosiddetta intelligenza artificiale, tutti strumenti importantissimi ma rivelatisi inutili di fronte a un virus, che sta conquistando quello spazio che, dalla Genesi in poi, abbiamo ritenuto sottoposto alla signoria dell'umano; uno spazio destinato dopo questo passaggio a non essere più lo stesso forse per lungo tempo.

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