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L'INTERVISTA

“Bella da morire”, la messinese Giulia Arena volto nuovo del piccolo schermo

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tv, Giulia Arena, Sicilia, Società

Nota al grande pubblico come l’affascinante Ludovica Brancia di Montalto ne “Il Paradiso delle Signore” l’attrice messinese Giulia Arena, già Miss Italia 2013, dal 15 marzo è protagonista della prima serata di Rai1 con un personaggio agli antipodi della giovane snob milanese, molto contemporaneo per lo sconcertante segreto che si porta dentro.

Le molte sfaccettature della violenza di genere rappresentano infatti il fil rouge della serie tv “Bella da morire”, produzione Rai Fiction-Cattleya diretta da Andrea Molaioli, che torna stasera sul Rai1 (ore 21.25) con la terza puntata, dopo il successo dei primi due episodi (5 milioni di spettatori a sera). Al centro della storia l’indagine su un delitto che accomuna tre donne diverse per ruolo professionale e vissuto affettivo, ma alleate nell’obiettivo di trovare l’assassino della giovane Gioia Scuderi, bellissima ragazza di provincia con tanti sogni prematuramente stroncati. Ad interpretarla la stessa Giulia Arena, mentre Cristiana Capotondi, Lucrezia Lante Della Rovere e Margherita Laterza sono rispettivamente Eva Cantini (ispettore di polizia), Giuditta Doria (procuratore capo) e Anita Mancuso (medico legale).

Dalla snob Ludovica de “Il Paradiso delle Signore” ad una giovane donna dei nostri tempi che subisce violenza. Due personaggi distanti, anche per collocazione storica. Cosa ami di ciascuno?

«Sono donne profondamente diverse per vissuto e carattere. Ludovica ha uno snobismo quasi regale che ho dovuto imparare e rendere credibile, perché è un atteggiamento che non mi appartiene. Ma ho finito per ammirare quella ragazza viziata per la sua tenacia nell’ottenere ciò che vuole. Completamente diversa è Gioia di “Bella da morire”, che sembra avere tutte le carte in regola per essere felice: bella, talentuosa, gentile col mondo, serena nella piccola realtà in cui vive. Invece si scoprirà che è estremamente fragile per le cicatrici che porta, simili a quelle di tante donne che vivono in un rapporto violento. Di lei mi è piaciuto assaporare il contrasto interno, aldilà delle apparenze, per i fatti cruenti che riesce a celare».

In “Bella da morire” hai un ruolo da protagonista, prima come presenza fisica, poi come immagine nella mente dell’ispettrice Cantini (Cristiana Capotondi). Due donne forse simili nel loro difficile rapporto con l’altro sesso…

«Proprio così, perché tra loro c’è una sorta di filo invisibile. Sono due personaggi con caratteri estremamente lontani; ma essere donne significa anche avere determinati timori, scontrarsi con scogli duri, come la violenza e il sessismo. Questo spiega anche le visioni oniriche che l’ispettrice Cantini ha di Gioia. La trama percorre più storie che ruotano attorno alla vicenda della ragazza scomparsa, ma in realtà tutti i personaggi femminili si trovano a confrontarsi con un problema di violenza più o meno evidente, di sessismo più o meno celato. Ed è stato bello raccontare come personalità femminili così diverse riescano a incastrarsi per narrare uno spaccato di vita sociale complesso come quello del mio personaggio».

Come tante donne che subiscono violenza, anche Gioia promette a se stessa in un video di non cancellare dalla mente i maltrattamenti subiti. È una promessa quasi sempre disattesa...

«Infatti, Gioia non denuncia pur rendendosi conto della gravità della situazione e trova sempre delle false motivazioni, anche quando finisce in ospedale. Con il racconto in flashback del video di Gioia, abbiamo voluto mostrare con crudezza l’accadere dell’assurdo. Lei, col volto tumefatto, dice a se stessa: “ricordati quello che ha fatto, lo rifarà e tu lo giustificherai pensando che sia stata colpa tua”. Ed è ciò che avviene nella maggior parte dei casi».

La tua carriera è cominciata a Miss Italia nel 2013. La passione per la recitazione c’era prima o è maturata negli anni?

«Dopo qualche mese da Miss Italia ho iniziato a fare la conduttrice tv. Più volte mi è stata prospettata la possibilità della recitazione, ma non mi sentivo portata. Per puro caso, due anni fa, è arrivata la proposta de “Il Paradiso delle Signore”. Mi sono trovata spiazzata, ma nello stesso tempo ho cercato di superare i miei preconcetti sul “dopo Miss Italia” ed ho deciso di buttarmi nell’esperienza. Lo stesso è accaduto con “Bella da morire”,. Una bella smentita alle mie remore!».

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