Martedì, 04 Agosto 2020
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INTERVISTA

Coronavirus, la virologa Cristina Giraldi: ecco come funzionano contagi, terapie e immunità

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Cristina Giraldi

La provincia calabrese più colpita dal coronavirus è quella di Cosenza con 285 contagiati. E c'è un focolaio che fa particolarmente paura. È nell’area della Valle del Crati dove è cresciuto il numero dei contagiati. Il Covid-19 ha infettato 36 degenti e 42 dipendenti della casa di Cura “Villa Torano”. E l’epidemia si è subito allargata ad altri paesi della zona: Montalto, Acri, Bisignano, Luzzi. La circostanza singolare è che gli ormai oltre 80 “positivi” sono tutti a-sintomatici. Per capire meglio e di più su questo virus abbiamo posto alcune domande al Cristina Giraldi, virologa di fama, segretario nazionale dei microbiologi clinici italiani.

Ci spiega quali sono e come si manifestano i sintomi del Covid?

La maggior parte delle persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Generalmente i sintomi sono lievi, soprattutto nei bambini e nei giovani adulti, e a inizio lento. I sintomi più comuni sono: febbre, stanchezza e tosse secca Quelli più lievi indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, mal di gola, diarrea, perdita o diminuzione dell'olfatto e perdita del gusto. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale fino a morte. Le statistiche rivelano che circa 1 persona su 5 (20%) si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie tali da richiedere il ricovero in ambiente ospedaliero.

Quanto dura il periodo di incubazione?

Il periodo di incubazione rappresenta il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Si stima attualmente che vari fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni.

Per quanto tempo rimane il virus nel corpo anche dopo la guarigione clinica?

Fino a 30 giorni. Occorre sempre procedere con due tamponi successivi che diano esiti negativi per essere sicuri di essere finalmente liberi dal Covid-19.

Ma perché a “Villa Torano” ci sono tanti infetti e pochi malati?

Le ipotesi potrebbero essere due. È probabile che il contagio sia avvenuto in tempi diversi e quindi dobbiamo aspettare almeno sette o dieci giorni per vedere come evolve l’infezione. O, ancora, i positivi sono 36 dipendenti e 41 pazienti compresi i familiari: dunque è un cluster epidemico costituito soprattutto da persone tra i 30 e 55 anni (familiari degli anziani e personale sanitario). In questa popolazione (più giovane), quasi sempre, l’infezione si presenta in forma lieve. Per gli anziani il discorso può essere diverso per via della comorbilità e della età. Entro una decina di giorni capiremo tutto meglio.

Esiste una nuova strategia terapeutica contro il Covid?

Fino a poco tempo fa si raccomandava a tutte le persone positive di rimanere a casa senza alcuna prescrizione terapeutica e di andare in ospedale solo quando subentrava l’insufficienza respiratoria. Adesso i malati domiciliari devono essere attentamente seguiti dai medici di base o da specialisti (pneumologi, infettivologi e internisti) con immediata somministrazione di idrossiclorochina o altri antivirali con una copertura antibiotica e di eparina a dosi generose. Quest’ultimo farmaco è necessario per prevenire le gravi e diffuse micro e macro tromboembolie arteriose e venose, molto frequenti in questa malattia. Questo nuovo orientamento con terapia precoce domiciliare riduce in modo significativo le forme gravi da ospedalizzare.

Una volta guariti dal virus si è immuni e per quanto tempo?

Non ci sono dati sulla durata della immunità. Chi era ammalato di Sars, per fare un esempio, dopo due anni si è scoperto che non era più protetto dal virus.

Cosa ne pensa dei test sierologici?

Saranno utilizzati per valutare la diffusione dell’infezione sul territorio nazionale, ma ancora, essendo tutti test compiuti per ricerca, devono essere valutati e validati. Sono in corso numerosi studi per verificare quali e quanti, di quelli in commercio, abbiano un elevato grado di sensibilità e specificità per la diagnosi immunologica. Sembra, da uno studio di Fausto Baldanti, del Dipartimento di Virologia del San Matteo di Pavia, che gli anticorpi prodotti da SARS CoV2 siano neutralizzanti e pertanto protettivi, ma la durata effettiva dello stato immunitario non è ancora conosciuta.

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