Domenica, 29 Novembre 2020
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LA TERAPIA

Coronavirus, utilizzo del plasma iperimmune: a cosa serve e come donarlo

Per rispondere alle tante domande sull'utilizzo del plasma iperimmune per contrastare il Sars-CoV-2, il Centro Nazionale Sangue ha pubblicato sul proprio sito on line le nuove Faq, in cui viene spiegato, tra le altre cose e con dettagli tecnici, a cosa serve, a che punto è la raccolta in Italia e come, dove e chi può donarlo.

La terapia con plasma da soggetti convalescenti, si legge sul sito, prevede il prelievo da persone guarite dal Covid-19 (il candidato donatore deve avere determinati requisiti per la trasfusione) e la sua successiva somministrazione a pazienti con infezione in atto. A decidere sull'idoneità sarà il medico responsabile della selezione del donatore.

Alla domanda se la terapia è efficace contro il Sars-CoV-2, si risponde che il plasma da soggetti convalescenti è stato utilizzato in un recente passato durante altre epidemie di Sars nel 2002 ed Ebola nel 2015 ma «al momento non ci sono evidenze scientifiche conclusive sull'efficacia e la sicurezza di questa terapia e pertanto essa è da considerarsi al momento
sperimentale».

Nel rilevare che «la trasfusione di plasma iperimmune non è priva di rischi», Il Centro nazionale sangue spiega che nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il 'titolo', la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà
effettuata nel momento dell’utilizzo.

Viene anche spiegato perché non si titolano tutte le sacche, e che per donare il plasma iperimmune «non prevede procedure peculiari, e può essere effettuata in tutte le strutture che già sono predisposte per la normale donazione di plasma». In Italia, si legge ancora nelle Faq, il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. Chi vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito c'è un elenco «indicativo e in continuo aggiornamento».

Tutti i Centri trasfusionali della rete sanitaria siciliana possono raccogliere plasma iperimmune ad uso compassionevole da destinare al trattamento di pazienti affetti da Covid-19. Lo ha stabilito l’assessorato regionale alla Salute anche dopo un confronto con il Centro nazionale sangue, considerata la recrudescenza dell’emergenza pandemica su tutto il territorio nazionale.

Va ricordato che, alla fine della scorsa primavera, la Regione Siciliana ha aderito al protocollo “Tsunami study” – nato sotto l’egida dell’Iss e dell’Aifa – individuando da subito otto strutture trasfusionali e inserendole nel gruppo nazionale dei trials clinici. Si tratta dei Policlinici di Palermo e Catania, delle Asp di Ragusa, Trapani e Caltanissetta e delle Aziende ospedaliere Garibaldi (Ct), Papardo (Me) e Villa Sofia-Cervello (Pa), già in possesso dei requisiti specifici previsti dalle Linee guida per la produzione del plasma iperimmune anti Sars-Cov2 e collegati alle Unità cliniche di trattamento dei pazienti affetti da Covid-19.

«Stiamo assistendo a una straordinaria partecipazione dei siciliani alla donazione del plasma iperimmune per aiutare chi è ancora affetto da Covid-19. È uno dei processi in atto per tentare di combattere questo nemico invisibile. Noi ci siamo mossi già in primavera aderendo al progetto nazionale e adesso allarghiamo ulteriormente la capacità di raccolta. Sinceramente non sono sorpreso dalla risposta dei cittadini perché, come sempre, quando necessario, la Sicilia è presente».

Proprio per le caratteristiche di "iperimmunità" del plasma richiesto, non tutti i soggetti già affetti da Covid-19 possono donare. Occorre, infatti, che il plasma abbia una massiccia presenza di anticorpi neutralizzanti: il titolo infatti dovrà risultare, sulla base degli opportuni "test di neutralizzazione", superiore a 1:160. Per donare è necessario inoltre essere guariti dal Covid da almeno 14 giorni e deve essere comprovata la negatività del donatore attraverso un tampone molecolare già effettuato.

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