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LA RICORRENZA

Rosario Livatino, "il giudice ragazzino" beato il 9 maggio. Il Papa: "Esempio per tutti"

"Le mafie hanno il volto terribile della negazione del Vangelo". A scriverlo è Papa Bergoglio nella prefazione al libro che mons. Bertolone ha scritto sul giudice siciliano assassinato dalla Stidda nel 1990
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Rosario Livatino

Le mafie hanno il volto terribile della negazione del Vangelo, sono i nuovi Erodi che assoldano persino i bambini per farne dei killer e che nascondono la loro vera natura dietro uno sventolio di santini. A scriverlo è Papa Francesco nella prefazione del libro che il vescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, ha dedicato a Rosario Livatino, il «giudice ragazzino» che il 9 maggio sarà proclamato beato.

Il Pontefice ricorda le ultime parole di Livatino, che rivolgendosi ai sicari gli chiese: «Picciotti, che cosa vi ho fatto?».

«Erano le parole di un profeta morente, che dava voce alla lamentazione di un giusto che sapeva di non meritare quella morte ingiusta. Parole che gridavano contro gli Erodi del nostro tempo, quelli che, non guardando in faccia all’innocenza, arruolano perfino gli adolescenti per farli diventare killer spietati in missioni di morte», scrive. Si tratta di un «grido di dolore e al tempo stesso di verità, che con la sua forza annienta gli eserciti mafiosi, svelando delle mafie in ogni forma l’intrinseca negazione del Vangelo, a dispetto della secolare ostentazione di santini, di statue sacre costrette ad inchini irriguardosi, di religiosità sbandierata quanto negata».

Livatino esempio per tutti coloro che operano nel campo del diritto

«Per questo», prosegue il Papa, «ripensando alla figura del magistrato siciliano, ribadisco quanto espressi già nella Sala Clementina il 29 novembre 2019: 'Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessionì».

Prosegue Bergoglio: «Visitando Agrigento e altri luoghi della Sicilia, nel 1993, il mio santo predecessore Giovanni Paolo II così si espresse alla fine dell’Eucaristia celebrata nella Valle dei templi: 'Che sia concordia in questa vostra terra! Concordia senza morti, senza assassinati, senza paure, senza minacce, senza vittime! Che sia concordia! Questa concordia, questa pace a cui aspira ogni popolo e ogni persona umana e ogni famiglia! Dopo tanti tempi di sofferenze avete finalmente un diritto a vivere nella pace. E questi che sono colpevoli di disturbare questa pace, questi che portano sulle loro coscienze tante vittime umane, devono capire, devono capire che non si permette uccidere innocenti! Dio ha detto una volta: «Non uccidere": non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!'».

«A Rosario Angelo Livatino, oggi anche attraverso la sua beatificazione, rendiamo grazie per l’esempio che ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e misericordia. Sempre e soltanto nel nome di Cristo, senza mai abbandonare la fede e la giustizia, neppure nell’imminenza del rischio di morte. E’ questo il seme piantato, è questo il frutto che verrà», conclude.

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