Venerdì, 07 Ottobre 2022
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POLEMICA CHIUSA

Commissione Ue ritira linee guida su comunicazione inclusiva. Salvato il... "buon Natale"

La commissaria europea alla Parità, Helena Dalli, ha ritirato le linee guida sulla comunicazione inclusiva che avevano innescato la polemica sull'uso del parola Natale. «La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle sue funzioni aveva lo scopo di raggiungere un obiettivo importante: illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei», spiega la commissaria. «Tuttavia, la versione delle linee guida pubblicata non serve adeguatamente questo scopo. Non è un documento maturo e non soddisfa tutti gli standard di qualità della Commissione. Le linee guida richiedono chiaramente più lavoro. Ritiro quindi le linee guida e lavorerò ulteriormente su questo documento», annuncia Dalli.

Le motivazioni delle linee guida, poi ritirate

«Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani fa parte del ricco patrimonio europeo. Non stiamo vietando nè scoraggiando l’uso della parola Natale. Ovviamente no». Lo aveva detto all’AGI un portavoce della Commissione europea in risposta alle polemiche sulle nuove linee guida per la comunicazione emanate dalla Commissione europea in cui viene preferita la formula "periodo di festività" a quella di "periodo natalizio". «Il documento a cui si fa riferimento è un documento interno preparato a livello tecnico e che mira a sensibilizzare sull'essere inclusivi nella comunicazione», spiega il portavoce. «Come molte altre organizzazioni, prepariamo regolarmente guide di stile interne su diverse aree. Quelle linee guida sono raccomandazioni al personale per il proprio lavoro quotidiano», aggiungo. «Quando si producono prodotti di comunicazione, è importante dare spazio alla diversità e alla ricchezza delle culture europee. Questo è l’obiettivo generale. Naturalmente, possiamo sempre discutere sugli esempi forniti. Potrebbero essercene di migliori. Ma l’obiettivo generale è la questione dell’importanza» della comunicazione inclusiva, ammette.

«Circa il 44% degli europei è affiliato alla fede cattolica, e circa il 10% ciascuno a confessioni ortodosse e protestanti; circa il 26% non è affiliato ad alcuna religione (agnostica o atea), circa il 2% è musulmano, lo 0,6% buddista e circa un milione di ebrei. Le diverse religioni sono parte integrante dell’Europa e così anche le persone non affiliate ad alcuna religione. In quanto Commissione, pur essendo neutrali sulle questioni religiose, abbiamo un dialogo costante con tutte le religioni e le organizzazioni non confessionali», sottolinea ancora il portavoce.

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