Lunedì, 26 Settembre 2022
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LA RICORRENZA

Festa della mamma. Se quella di madre fosse una professione... stipendi da 100mila euro l'anno

Psicologa, infermiera, autista, chef, colf, nutrizionista, tanti mestieri in una donna genitrice. Il 42,6% delle mamme tra i 25 e i 54 anni non è occupata e il 39,2% con 2 o più figli minori è in contratto part-time

Psicologa, nutrizionista, infermiera, autista, chef, insegnante... se la mamma fosse una professione la stima avrebbe un valore altissimo: arriverebbe a guadagnare 100mila euro lordi. E' un gioco per fortuna, perché essere mamme non è certo un mestiere e lo si fa senza retribuzioni e a costo di ogni sacrificio, come sappiamo tutti, anche estremo come vediamo continuamente nelle situazioni di maggiori difficoltà, dalle mamme in Ucraina a quelle che magari con bambini appena nati mettono a rischio la vita nelle rotte dei migranti.
E anche in Italia la vita delle mamme che lavorano dentro e fuori casa è da sempre in salita, aiutata da qualche anno da una nuova generazione di compagni più disponibili a condividere i compiti genitoriali. Negli ultimi due anni poi la pandemia ha ulteriormente messo alla prova mamme e neomamme che si sono destreggiate tra smart-working e didattica a distanza sotto i colpi dei lockdown. In un momento storico in cui la casa doveva essere reinventata per lasciare a ognuno il proprio spazio, sono molte le mamme che hanno rinunciato al loro impiego esterno per fare i genitori a tempo pieno. Secondo le stime di Save the Children, infatti, il 77% dei lavoratori padri e madri che hanno dato dimissioni consensuali con bambini sotto i 3 anni, sono donne (mamme).

Marco Scopel, psicologo e psicoterapeuta iscritto a ProntoPro ha aiutato a rendere più chiaro il quadro, confermando che i bambini, soprattutto nella fascia della scuola primaria, hanno molto sofferto le chiusure degli ultimi 24 mesi. E ancora una volta sono state le mamme a farsi carico della situazione e a gestire le mancanze sostituendosi spesso alle insegnanti. Molte mamme che hanno chiesto il supporto di una psicoterapia, secondo la testimonianza del dottor Scopel, si sono viste costrette a chiedere un orario diverso sul lavoro con il conseguente timore di un demansionamento. Nel "gioco" (che però aiuta a inquadrare realmente l'impegno delle mamme), il marketplace che mette in contatto domanda e offerta di servizi professionali ha  tentato una stima del valore della professione della mamma, valutandolo secondo i servizi che offre ogni giorno gratuitamente in famiglia: sono state prese in considerazione tutte le attività svolte dalle mamme e le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita gli stessi mestieri con una qualifica professionale. Lo scopo, in occasione della Festa della Mamma di domenica 8 maggio, è quello di celebrare il valore del loro sforzo e far comprendere quanto “costerebbe” il lavoro se fosse retribuito come lo sono i professionisti.

Alle stime annuali per i servizi offerti dalle mamme, si aggiunge quest’anno la figura del nutrizionista, dato che nella società di oggi il concetto di “mangiare bene e stare bene” analogo allo storico mens sana in corpore sano, è ormai sdoganato e i neogenitori sono ancora più attenti a quali prodotti finiscono sulla tavola dei loro figli. La didattica a distanza poi, sommata al lavoro da remoto ha reso le famiglie ancora più presenti nell’istruzione dei loro figli, che potevano confrontarsi con i propri compagni e professori solo fino a un certo punto; da lì in poi sono subentrati i genitori, e più spesso le mamme: per le ripetizioni, i compiti a casa, gli esami e le interrogazioni da preparare… tutti davanti allo schermo nello stesso salotto! Le mamme quindi diventano autista, chef a domicilio, insegnante di ripetizione(i), animatrice, psicologa, nutrizionista e colf. Più o meno si parla di occupazioni con tariffe orarie che variano dai 15 euro ai 70 euro l’ora. Rispetto all’anno scorso sono aumentate notevolmente le ore calcolate per l’autista privato (+2), non potendo usufruire sempre dei mezzi per la pandemia; quelle di insegnante (+6), dati i lockdown continui del 2021 che vedevano le scuole aprire e chiudere, per non parlare delle quarantene di classe dovute ai contagi; le ore da psicologa (+2), per i non pochi disagi che la situazione ha creato anche nei giovani che persa la loro routine e le loro valvole di sfogo (dallo sport alle uscite con gli amici) sono diventati più insofferenti e la nuova carriera da nutrizionista (+2), ultima wave su cui sta puntando molto anche la ristorazione in generale. Il rapporto mostra quindi uno stipendio mensile che sfiora la doppia cifra, con un guadagno annuale che arriverebbe circa a 100mila euro lordi.

Il 42,6% delle mamme tra i 25 e i 54 anni non è occupata e il 39,2% con 2 o più figli minori è in contratto part-time.

Solo poco più di 1 contratto a tempo indeterminato su 10 attivato è a favore delle donne nel primo semestre 2021. Nel solo 2020 sono state più di 30mila le donne con figli che hanno rassegnato le dimissioni. Per il settimo anno consecutivo, Save The Children diffonde il rapporto "Le Equilibriste. La maternità in Italia 2022" con i valori delle regioni italiane dove essere madri è più o meno semplice, con il Nord in cima e il Sud, seppure in basso nella classifica, ma in ripresa nei servizi alla prima infanzia.

Il 42,6% delle madri tra i 25 e i 54 anni non è occupata. E' "quadro critico" quello che emerge dalla ricerca di Save the Children, diffusa alla vigilia della Festa della Mamma, e che riguarda circa 6 milioni di madri "equilibriste" che si dividono tra vita familiare e lavorativa, spesso senza supporto e con un carico di cura, aggravato dalla pandemia. Anche la lieve ripresa economica dello scorso anno è stata caratterizzata "da ingiustizie di genere": delle 267.775 trasformazioni contrattuali a tempo indeterminato del primo semestre 2021, solo il 38% riguarda donne. Il 42,6% delle donne con figli nella fascia d'età 25-54 risulta non occupata, con uno divario rispetto agli uomini di più di 30 punti percentuali.
. Le province autonome di Bolzano e Trento mantengono da varie edizioni, rispettivamente, la prima e la seconda posizione.
Dietro le prime due, seguono l'Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, la Toscana e la Valle d'Aosta. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno (assieme al Lazio) si posizionano tutte al di sotto del valore di riferimento (pari a 100), evidenziando come sia più difficile per le mamme vivere in alcune di queste. Basilicata (19° posto), Calabria (20° posto), Campania (21° posto) e Sicilia (17° posto) si avvicendano da anni nelle ultime posizioni. Quest'anno c'è anche la Puglia (18° posto)

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