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NANGA PARBAT

Trovato dopo 50 anni lo scarpone di Günther Messner. Il fratello Reinhold: "Non lo abbandonai"

Perdere un compagno di cordata è un trauma per ogni alpinista, se poi si tratta del proprio fratello il dolore è incolmabile e non svanisce mai. Lo sa Reinhold Messner che nel 1970 perse il fratello Günther sul Nanga Parbat. Per molti anni il Re degli ottomila si è dovuto difendere dalla pesante insinuazione di aver abbandonato suo fratello in quota per portare a termine l’impresa alpinistica. Nel 2005 i resti di Günther furono trovati assieme a uno scarpone.

Perdere un compagno di cordata è un trauma per ogni alpinista, se poi si tratta del proprio fratello il dolore è incolmabile e non svanisce mai. Lo sa Reinhold Messner che nel 1970 perse il fratello Günther sul Nanga Parbat. Per molti anni il Re degli ottomila si è dovuto difendere dalla pesante insinuazione di aver abbandonato suo fratello in quota per portare a termine l’impresa alpinistica. Nel 2005 i resti di Günther furono trovati assieme a uno scarpone. Ora l’ottomila ha restituito anche il secondo scarpone sul versante Diamir. «Il ritrovamento è solo la conferma della conferma e di quanto io ho sempre detto», commenta il 77enne. Il dramma del Nanga Parbat non ha mai abbandonato l'altoatesino.

All’epoca aveva appena 25 anni, quando dovette rientrare in Italia da solo e dire ai suoi genitori che Günther, due anni più giovane di lui, non sarebbe mai più tornato. L'incidente era avvenuto durante la scalata del primo ottomila di Reinhold. Nessuno poteva immaginare che questo ragazzo sudtirolese con la barba folta sarebbe diventato il Re degli Ottomila, il primo uomo a scalare tutte le vette oltre gli ottomila metri. Nonostante l’incoronazione e la fama mondiale l'insinuazione di essere stato responsabile delle morte di Günther non lo abbandonò mai. Poi però, nel 2005, i resti di Günther furono trovati sul versante Diamir, confermando la versione di Reinhold. Il Re degli ottomila all’epoca era tornato al Nanga Parbat per cremare i resti di suo fratello. «Mi hanno chiamato fratricida per la volontà di alcuni di fama e soldi. Si tratta di un vero e proprio crimine», aveva detto all’epoca l’alpinista con rammarico.

«Il ritrovamento dei resti e di uno scarpone dimostrano senza ombra di dubbio che Günther è morto durante la discesa e non è stato abbandonato da me durante la salita», aveva aggiunto l’alpinista. Ora il ghiacciaio del Diamir ha restituito anche il secondo scarpone, «più a valle perché un ghiacciaio è come un fiume lentissimo che non si ferma mai», spiega Messner. «Anche sull'assenza di questo scarpone qualcuno si era fatto strane idee», aggiunge. Dal campo base gli hanno mandato una foto per identificarlo e non ci sono dubbi. Lo scarpone destro da tempo è esposto nella cappella di Castel Firmiano, assieme ad altri cimeli di alpinisti scomparsi. «Deciderò assieme ai miei fratelli cosa farne del secondo scarpone», spiega. Messner ribadisce di essere da tempo in pace con se stesso e con l’intera vicenda. «I dietrologi ci saranno sempre e non taceranno mai, ma questo non importa», commenta Reinhold.

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