Domenica, 03 Luglio 2022
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CAMBIAMENTI CLIMATICI

Siccità, l'allarme del Nobel Yunus: la specie umana a rischio estinzione

Le spaventose siccità «che in queste settimane flagellano gran parte dell’emisfero settentrionale non sono altro che l’ennesima prova dei danni, forse irreparabili, provocati dai cambiamenti climatici causati a loro volta dall’uomo.
Sicilia, Società
Muhammad Yunus (premio Nobel per la Pace)

Le spaventose siccità «che in queste settimane flagellano gran parte dell’emisfero settentrionale non sono altro che l’ennesima prova dei danni, forse irreparabili, provocati dai cambiamenti climatici causati a loro volta dall’uomo. Con un’aggravante: il susseguirsi a distanza così ravvicinata di crisi altrettanto gravi come la pandemia e la guerra, ha distratto fondi e attenzione da questo problema, ricacciando indietro di molti anni la ricerca di una soluzione».

Lo dice in un’intervista a Repubblica Muhammad Yunus, teorico del microcredito, premio Nobel per la pace nel 2006, che propone un diverso modello di sviluppo, nel quale sia al centro l’uomo «anzi in questo caso soprattutto la donna, visto che a beneficiare dei nostri finanziamenti sono in maggioranza donne, al centro della scena. Ma soprattutto perché cerchiamo di non subire lo strapotere dominante delle corporation industriali che sono la causa, con la loro smania di profitti al di là di ogni ragionevole limite, del malessere del pianeta». Già da prima della pandemia, «stavamo andando diretti verso la fine dell’esistenza umana come non si stancavano di ripetere gli scienziati, a causa del riscaldamento globale di cui la siccità è la rappresentazione più drammaticamente grafica».

Ora "che la bufera del Covid sta rallentando, la spinta di tutti è di ripristinare lo stato delle cose precedente, «go back». Invece io dico «no going back», non torniamo a distruggere l'aria e le altre risorse del pianeta con la stessa indifferente incoscienza, perché così la nostra specie diventa quella a maggior rischio d’estinzione». Tutti «possiamo fare la nostra parte, risparmiando acqua e adottando i mille accorgimenti che ormai sappiamo». Bisogna convincerci «che la pandemia ha creato un’opportunità per avviare un nuovo corso, verso un mondo a tre zeri: zero emissioni di CO2, zero povertà, zero disoccupati».

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