Sabato, 26 Novembre 2022
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MARTINA FRANCA

Anziano in fin di vita sposa il compagno, cerimonia in ospedale

Ieri all’hospice San Bartolomeo di Martina Franca (Taranto), centro di cure palliative per malati terminali, si sono uniti in matrimonio con rito civile due uomini, un 73enne da qualche tempo ricoverato nella struttura, e un 60enne che aveva conosciuto 32 anni prima e col quale si è ritrovato dopo molto tempo.

Ieri all’hospice San Bartolomeo di Martina Franca (Taranto), centro di cure palliative per malati terminali, si sono uniti in matrimonio con rito civile due uomini, un 73enne da qualche tempo ricoverato nella struttura, e un 60enne che aveva conosciuto 32 anni prima e col quale si è ritrovato dopo molto tempo. La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno e la direttrice dell’hospice, Silvana Ausiello, interpellata dall’ANSA racconta che «c'è stata una cerimonia molto bella e significativa in ospedale: le persone che hanno partecipato si sono tutte emozionate perché in un ambiente di dolore ci sono anche momenti di gioia come quello di ieri».

Il 60enne era già sposato, mentre il 73enne è celibe: quando scoprono di nutrire un sentimento l’uno per l’altro le vite li hanno ormai separati. Ma la distanza fisica non aveva placato i sentimenti e i due hanno deciso di giurarsi fedeltà. A ufficializzare la realizzazione del loro sogno d’amore è stato Maria Rosaria Cicero, ufficiale civile del Comune di Martina Franca, alla presenza del nuovo segretario generale Eugenio De Carlo.

La struttura si è presa cura di organizzare tutti i particolari della cerimonia, compreso il buffet. «Ci hanno raggiunti - sottolinea la direttrice Ausiello - anche il vicesindaco e altri rappresentanti del Comune e si sono stupiti di questa festa ma io dico che tutti abbiamo diritto alla felicità. C'è una mentalità distorta soprattutto qui nel Meridione che tende a identificare questi hospice come luoghi dove si attende solo la morte, ma non è così».

«Le cure palliative - spiega - servono affinché il paziente possa vivere al meglio la sua condizione e anche pensare un giorno di poter essere dimesso, pur restando la malattia grave». Questo, fa rilevare la direttrice, «è un residence alberghiero-sanitario, quindi la stanza è solo del malato, pur non pagando nulla. La sua casa si trasferisce in una struttura sanitaria dove ci sono tutte le cure e dove si possono vivere anche emozioni bellissime come quella dei due nostri amici che - conclude - hanno scelto di giurarsi fedeltà e sostegno fino alla fine dei loro giorni».

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