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IL LUTTO

Addio a Ercole Baldini, si è fermato per sempre il "Treno di Forlì"

Sicilia, Sport
II campione di ciclismo Ercole Baldini posa per una foto in occasione della cerimonia che lo ha consacrato nella "Hall of fame" del giro d'Italia a Milano, 6 aprile 2016.ANSA / MATTEO BAZZI

Il "Treno di Forlì" si è fermato per sempre. Con Ercole Baldini, morto a 89 anni, se ne va uno dei ciclisti italiani più grandi di tutti i tempi. E’ stato l'unico a vincere in carriera una medaglia d’oro olimpica, un campionato del mondo e una grande corsa a tappe, il Giro d’Italia. A questi successi si aggiungono un titolo iridato su pista e un record dell’ora, nel 1956, quando era ancora dilettante, primato sottratto a un monumento come Jacques Anquetil, al Vigorelli. La forza di Ercole, corridore completo, era soprattutto nelle corse contro il tempo, da cui i soprannomi sulla capacità di locomozione attribuitigli dalla stampa dell’epoca: "Rapido", "Diretto", "Direttissimo". Definitamente "il treno di Forlì" come lo celebrò in una canzone Secondo Casadei, suo conterraneo romagnolo, dopo l’impresa al velodromo milanese. Ma alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 Baldini, che vi arrivò dopo aver fatto 11 scali con l’aereo, trionfò scattando su una salitella e la sua vittoria fu una tale sorpresa che quando arrivò al traguardo non c'era l’Inno di Mameli da trasmettere e allora fu intonato, con grande emozione, dagli immigrati italiani in Australia presenti alla corsa.

E anche ai Mondiali di Reims, due anni dopo, arrivò da solo, dopo una fuga di 250 chilometri sulle colline dello Champagne, andando a riprendere e poi scrollandosi via via di dosso i vari Bobet, Nencini, Voorting. A quel campionato del mondo partecipò anche Fausto Coppi, ormai alla fine della carriera e di cui Baldini sembrava l’erede. Fu il campionissimo a dire a Baldini di partire in fuga, contrariando Nencini quando se lo vide arrivare addosso e alla fine si scrisse che la vittoria era stata merito anche della strategia del più esperto in squadra. Ma poi venne fuori che Coppi, in realtà, voleva fare scoppiare Baldini, che però stupì anche lui, che evidentemente viveva una certa rivalità, condivisa con Giulia Occhini, la Dama Bianca, secondo le cronache dell’epoca ingelosita dagli ingaggi del forlivese. In coppia, Coppi e Baldini avevano vinto l’anno prima un trofeo Baracchi: nei 108 km a cronometro, Baldini forò a 30 km dall’arrivo e Coppi, in difficoltà, decise di proseguire, insultato dal pubblico. Il rientro di Baldini consentì poi alla coppia di vincere. Il Giro d’Italia del 1958 fu l’ultimo di Coppi e il trionfo di Baldini. Primo nelle due cronometro, primo anche in salita contro 'l'angelo della montagnà, Charly Gaul, arrivò a Milano in rosa davanti al belga Brankaert e al lussemburghese, dopo un’impresa sulla salita di Bosco Chiesanuova e una vittoria nella tappa alpina Levico-Trento. Baldini era nato il 26 gennaio 1933 a Villanova, paese dell’entroterra romagnolo dove poi è stata costruita una casa-museo dove ha passato gli ultimi anni di vita. Quarto di sei fratelli maschi, lasciò gli studi a 17 anni per inseguire la passione della bicicletta, notato da alcuni osservatori mentre la usava per andare a scuola. I suoi ultimi anni sono stati funestati da una vicenda familiare, con il campione sempre più anziano e fragile e i suoi beni oggetto di una contesa giudiziaria tra i figli e la sua nuova compagna, dopo la morte della moglie nel 2010.

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