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Totti come un eroe greco. Con l’antagonista, la madre, il coro

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Un prodotto realizzato molto, ma molto bene, nel quale spiccano vari elementi, primo fra tutti la capacità attoriale degli interpreti
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“Speravo de morì prima”, a Sky’s Tv Serie focused on Roma’s football player Francesco Totti.

È strano come una storia contemporanea possa essere narrata ripercorrendo, ironicamente, i moduli della tragedia greca, con l’eroe, l’antagonista, il ruolo della madre ma, soprattutto, il coro (dei tifosi) che scandisce le fasi della rappresentazione. Ok, forse il paragone per giudicare “Speravo de morì prima” la serie dedicata a Francesco Totti, il venerdì su Sky original è, se non eccessivo, quantomeno “pindarico”, giusto per restare in tema linguisticamente, ma questa è l’impronta che ci è sembrata di riconoscere all’operazione di Sky.

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“Speravo de morì prima” è un prodotto realizzato molto, ma molto bene, nel quale spiccano vari elementi, primo fra tutti la capacità attoriale degli interpreti. Non era facile, infatti, calarsi nei panni di Francesco Totti, così come ha fatto Pietro Castellitto, che ha saputo dare vita al ruolo non solo per la somiglianza fisica, ma soprattutto riuscendo a coglierne l’atteggiamento, senza faRne un’imitazione. Uguale considerazione va fatta per Greta Scarano, che è una Ilary Blasi verace e determinata, così come per Monica Guerritore che impersona la mamma di Totti, con tratti autentici e molto caratterizzanti. Allo stesso modo, Gianmarco Tognazzi, al quale spetta il ruolo di Luciano Spalletti, riesce a essere credibile nell’interpretazione dell’antieroe, ovviamente la figura meno accattivante della serie.
Sullo sfondo il coro, che può essere dei tifosi, degli amici più stretti della famiglia, dei compagni di squadra, maschere di una rappresentazione e di una partecipazione costante della vita di Totti. Un coro che diventa anch’esso personaggio protagonista e, come nella tragedia, scandisce gli umori, commenta le vicende, condiziona i pensieri dell’eroe.
Poi c’è la sceneggiatura, che ripercorre gli ultimi anni della carriera del campione della Roma, ma soprattutto, il suo difficile rapporto con l’allenatore Spalletti, ritornato ad allenare la squadra dopo diverse stagioni. Una scrittura ironica e sostanziale al tempo stesso, che traccia un ritratto dei vari personaggi senza veli e inibizioni.
Tuttavia, tanto ci era piaciuto incondizionatamente “Mi chiamo Francesco Totti”, il documentario diretto da Alex Infascelli trasmesso qualche mese fa su Sky, quanto ci lascia perplessi “Speravo de morì prima”. Non per una valutazione di merito – si tratta di un ottimo prodotto – , quanto sull’opportunità di una serie che accende il faro non solo sul campione, quanto sui rapporti contrastanti, facendone, appunto, materiale da tragedia. Più che greca, romanista.

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