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Come una clessidra

Come una clessidra

II tempo si può capovolgere. Come una clessidra. E si può ricominciare. A contare. A sperare. Di riuscire a capovolgerlo di nuovo. Come una clessidra. E ricominciare. Ma Jerzy Kosiński ha ragione quando dice che "la vita è uno stato mentale". Per cui bisogna fare attenzione a non tirare troppo il tempo come se fosse un elastico. Alla fine potrebbe spezzarsi. E tu rimarresti con un pezzetto di tempo in una mano e uno nell’altra. Indeciso se tornare indietro o andare avanti. Indeciso se scalare con i rampini la cima innevata del passato, oppure se tuffarti nelle acque gelate e poco accoglienti del presente.

Certo è che modificare un istante non è come chiudere una porta: il senso dell'operazione che stai compiendo si sposa, indecifrabile, con la nostalgia. La memoria muore e risorge alterata: un'eco ricopiata dalla vanità. E d'altra parte, abitare un movimento non è come tagliare in due una fotografia: è impossibile che tu sostenga un rapporto con entrambe le tue creazioni. La natura, nel punirti - per avere provato a fermare il tempo - penetra con forza nella tua stessa immaginazione. E il tuo occhio ora non vede più. È rimasto ingannato dalla sua ambizione.

La vita è, insomma, allungata dal tempo. E il tempo è allungato dalla vita. L'ansia di nuove conclusioni è in marcia, avanza, con l'esercito dei vecchi risultati, verso se stessa, verso la Conclusione, nell'oceano di mondi che inghiotte per sempre tutte le ipotesi.

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