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L'accusa dimostrerà che il poeta David Foster Wallace è stato ucciso dall'uomo David Foster Wallace e non il contrario. Dimostreremo che non è stato un delitto poetico ma un delitto umano. Principalmente perché il delitto poetico non esiste, esiste solo quello umano.

È innegabile che "gigantesche ombre asteriscoidali" gravavano sul rapporto che David aveva con se stesso. David amava l'umanità e la conosceva così profondamente da poter riempire pagine e pagine dei propri libri raccontandone le caduche potenzialità. Ma nel contempo David la odiava, non la sopportava, ne era terrorizzato, proprio perché ne sapeva a memoria l'insulsa obesità dei precetti da cui era regolata.

Signori della giuria, mentre proprio questa umanità s'affrettava a eleggere David Foster Wallace come lo scrittore del momento, dell'anno, del secolo, del millennio, collocandolo fra i primi cinquecento, i primi cento, i primi dieci, e poi in questa o in quest'altra corrente di un abominio letterario da aborrire, ebbene, David Foster Wallace si comportava - e scriveva e viveva - come se avesse un compito da svolgere, ma non sapesse con esattezza quale. Era come se David si dicesse continuamente: ce la puoi fare! Ma un secondo dopo si chiedesse: ma fare cosa?

Un anno chiave è il 1989. Qualche tempo prima,  per l'esattezza nel 1985, David ha ventitrè anni, si è laureato in letteratura inglese e in filosofia, con una specializzazione in logica modale e matematica, poi ha scelto di  frequentare il corso di filosofia all'università di Harvard. Ma durante il primo semestre, alla fine del 1989. abbandona quel corso, dopo essere stato ricoverato nella clinica psichiatrica McLean's.

Certo, la vita continua, e la sua forza è come quella dell'erba che spacca il cemento. David pubblica i primi libri. Ha successo. Un successo enorme. Finché non pubblica "Infinite Jest", e allora il successo diventa inimmaginabile. David diventa mito vivente. Ma in pochi si soffermano sul fatto che David non ha smesso mai di raccontare della clinica psichiatrica McLean's. Di quel fatidico 1989. Di uno "Scherzo infinito". Dello "Scherzo infinito" che è l'esistenza di tutti noi.

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