Giovedì, 12 Dicembre 2019
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Massimo Troisi, 25 anni fa la scomparsa dell'attore napoletano: il ricordo

Profondamente napoletano e allo stesso tempo così distante dagli stereotipi partenopei, capace di suscitare le risate più sincere e di offrire momenti di malinconia e sofferenza. Per questi i motivi ancora oggi si ricorda con dolore quel 4 giugno di 25 anni fa quando, per un difetto al cuore trascurato per amore del lavoro, se ne andava a soli 41 anni Massimo Troisi, uno dei più amati e apprezzati interpreti del cinema e del teatro italiano.

L'attore morì il giorno dopo la fine delle riprese del suo capolavoro, 'Il Postino'. Ma la sua ultima apparizione sul grande schermo non è la sola interpretazione memorabile del "comico dei sentimenti" napoletano. Nato nel cabaret, esploso in tv con La Smorfia insieme a Lello Arena e Enzo Decaro, Troisi si fece notare e diventò un autore di culto fin dal suo primo film, 'Ricomincio da tre' del 1981, una commedia di cui, alla maniera dei "nuovi comici" italiani di quegli anni come Carlo Verdone, fu autore a tutto tondo: ne scrisse il soggetto, la sceneggiatura, ne firmo' la regia e fu l'interprete principale.

Troisi è Gaetano, un giovane timido e stanco della vita da provinciale, che lascia Napoli per recarsi dalla zia a Genova. Facendo l'autostop gli dà un passaggio un aspirante suicida (Michele Mirabella), a Firenze dovrà trovare ospitalità presso un predicatore amico della zia e si innamorerà di Marta (Fiorenza Marchegiani), disinibita infermiera di un centro di igiene mentale da cui avrà un figlio che potrebbe essere non suo.

'Ricomincio da tre' riscosse un enorme successo di critica e pubblico, un mix perfetto di ironia e tenerezza: il film restò in sala per più di 600 giorni e vinse due David di Donatello, per il miglior film e per il miglior attore. Nel 1983 Troisi concesse il bis con una nuova perla, 'Scusate il ritardo', il suo secondo film da regista, attore e sceneggiatore. Il protagonista è sempre un napoletano insicuro e mite (questa volta si chiama Vincenzo), ma il suo personaggio si è ispessito.

Con forza e maturità Troisi scava all'interno della sua anima. Si divide tra l'ascolto delle pene d'amore del suo amico Tonino (Lello Arena, l'amico de La Smorfia, il gruppo cabarettistico nel quale iniziò a farsi conoscere) e una travagliata storia d'amore con la nevrotica Anna (Giuliana De Sio).

È dell'anno dopo il suo capolavoro comico scritto e interpretato insieme a Roberto Benigni, 'Non ci resta che piangere'. Il maestro Saverio (Benigni) e l'amico bidello Mario (Troisi), sorpresi da un temporale in campagna, si ritrovano balzati indietro nel tempo, nel 1492. Decidono allora di andare in Spagna per fermare Cristoforo Colombo e impedirgli di scoprire l'America perchè era stato un americano a rovinare la vita della sorella di Saverio. Nella sceneggiatura, oltre a quella dei due comici, c'è la firma di Giuseppe Bertolucci. La commedia raggiunge la vetta della classifica degli incassi di quella stagione, scavalcando film come 'Ghostbusters'. La coppia Troisi-Benigni funzionò a tal punto da essere accostata al duo Totò e Peppino. Nel 1991 l'ultima regia di Troisi è un'indagine sull'amore che inevitabilmente finisce.

In 'Pensavo fosse amore... invece era un calesse' il regista e attore napoletano analizza i sentimenti della coppia moderna e le difficoltà di portare avanti un legame tra un uomo e una donna (Francesca Neri). Forse il suo film meno riuscito, ma anche quello che più di tutti mise a nudo l'interiorità dell'attore, le sue realtà più intime. Troisi è il solito mattatore e osa un racconto che è più di una semplice commedia, è quasi un'operetta morale. Ultimo film di Troisi, il suo più sentito e quello che gli sarà fatale: 'Il postino', la sua ultima magnifica e drammatica interpretazione.

Ispirato al romanzo 'Il postino di Neruda' di Antonio Ska'rmeta, è un omaggio alla poesia e al poeta cileno e uno dei film più ambiziosi dell'attore napoletano. Fu prorio lui a chiamare il regista scozzese Michael Radford a dirigerlo, dopo che era stato alla regia del film 'Orwell 1984' con Richard Burton. Philippe Noiret è Pablo Neruda, il celebre poeta che trascorre l'estate in un paesino del Sud Italia. Per questa permanenza serve un postino che gli consegni personalmente la gran mole di lettere in arrivo. Mario Ruoppolo (Troisi), disoccupato figlio di pescatori, non si lascia fuggire la possibilità. Candidato a cinque Oscar, ha vinto quello come migliore colonna sonora drammatica. Brindando all'ultimo ciak, Troisi disse alla troupe: "Non dimenticatevi di me". Dodici ore dopo la fine delle riprese morì. Nessuno lo ha mai più dimenticato.

© Riproduzione riservata

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